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Alterego

Seduti in sella a una tavola, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, in attesa dell’onda perfetta…

“Un surfista è una cosa sola con il mare, pochi sportivi vivono lo stesso sentimento di appartenenza profonda alla natura. L’acqua, il vento, il fondale, le albe e i tramonti, gli uccelli che ti fanno compagnia nelle lunghe attese solitarie. Un surfista non può non sentire come necessaria la sostenibilità. Stavamo solo aspettando che la tecnologia fosse pronta. È arrivata infine. O meglio, siamo andati a provocarla”. Sono stati cinque anni di studio, sperimentazioni, stalli e scoperte quelli della squadra di innovatori guidata dall’ingegner Alessandro Danese.

Una scommessa premiata dai fatti: le tavole di Alterego Surfboards non hanno rivali nel mondo della sostenibilità. Basta un viaggio nel cuore di questi magnifici strumenti di volo sulle onde per rendersene conto. Il pad, la piccola superficie che a poppa garantisce presa e stabilità al piede manovratore, è fatta di sughero. Il pad è a contatto con uno strato di resina biologica, vestito che avvolge due strati di fibra di roccia, a loro volta a protezione dell’anima della tavola, un materiale compostabile al 100% attraversato da una struttura di sughero e una laminazione in fibra di basalto. È la tecnologia “Bi:o’cor:k”, che è valsa ad Alterego il prestigioso riconoscimento internazionale ISPO Brandnew 2021, dedicato alla produzione di tecnologia sportiva. Dagli scarti di lavorazione nascono gli skimboard, le tavole che planano sulla sottile schiuma della risacca, ed esiste già un progetto per lo sfrido derivato dal compostabile, che il team di produzione orchestrato da Michele Piga immagina di riutilizzare dopo un processo di degradazione a terra.

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“La ciliegina sulla torta, di recentissima elaborazione, sono le scasse in plastica biodegradabile per le pinne, costruite con tecnologia 3D da un gruppo di studenti della facoltà di architettura di Cagliari, tutti ventenni”, racconta Danese. Non solo sostenibilità, naturalmente. La combinazione dei materiali garantisce alle tavole stabilità, manovrabilità e resistenza straordinarie. Si può letteralmente saltare sulla tavola poggiata a terra sui vertici di poppa e prua, senza che la struttura soffra minimamente.

Non è un caso che Alterego sia nata in Sardegna. Da Alghero, dove l’azienda ha il suo centro di produzione, e per centinaia di chilometri di costa fino alla costa sudorientale, l’isola è benedetta dai venti: il maestrale e il libeccio che spazzano il golfo di Oristano e il Sulcis, lo scirocco che solleva le onde a Nora e nel cagliaritano, il levante e il gelido grecale, che da nord-est scorre e investe gli spot del sud. Per tutti i surfisti italiani ed europei la Sardegna è conosciuta come “le Hawaii del Mediterraneo”, un miracolo di vento e onde che nel corso di un anno si ripete in media due giorni su tre. Un miracolo da preservare, sottolinea Danese: “Il mare, sia esso il nostro Mediterraneo, o gli oceani, regala all’uomo armonia, benessere economico e bellezza. Oggi abbiamo la tecnologia necessaria a rendere sostenibili gli sport che si praticano su tavola. Non è più possibile aspettare. Dobbiamo dare il nostro contributo, l’onda perfetta cresce all’orizzonte”

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Contatti

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Seduti in sella a una tavola, con lo sguardo rivolto all’orizzonte, in attesa dell’onda perfetta…

“Un surfista è una cosa sola con il mare, pochi sportivi vivono lo stesso sentimento di appartenenza profonda alla natura. L’acqua, il vento, il fondale, le albe e i tramonti, gli uccelli che ti fanno compagnia nelle lunghe attese solitarie. Un surfista non può non sentire come necessaria la sostenibilità. Stavamo solo aspettando che la tecnologia fosse pronta. È arrivata infine. O meglio, siamo andati a provocarla”. Sono stati cinque anni di studio, sperimentazioni, stalli e scoperte quelli della squadra di innovatori guidata dall’ingegner Alessandro Danese.

Una scommessa premiata dai fatti: le tavole di Alterego Surfboards non hanno rivali nel mondo della sostenibilità. Basta un viaggio nel cuore di questi magnifici strumenti di volo sulle onde per rendersene conto. Il pad, la piccola superficie che a poppa garantisce presa e stabilità al piede manovratore, è fatta di sughero. Il pad è a contatto con uno strato di resina biologica, vestito che avvolge due strati di fibra di roccia, a loro volta a protezione dell’anima della tavola, un materiale compostabile al 100% attraversato da una struttura di sughero e una laminazione in fibra di basalto. È la tecnologia “Bi:o’cor:k”, che è valsa ad Alterego il prestigioso riconoscimento internazionale ISPO Brandnew 2021, dedicato alla produzione di tecnologia sportiva. Dagli scarti di lavorazione nascono gli skimboard, le tavole che planano sulla sottile schiuma della risacca, ed esiste già un progetto per lo sfrido derivato dal compostabile, che il team di produzione orchestrato da Michele Piga immagina di riutilizzare dopo un processo di degradazione a terra.

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“La ciliegina sulla torta, di recentissima elaborazione, sono le scasse in plastica biodegradabile per le pinne, costruite con tecnologia 3D da un gruppo di studenti della facoltà di architettura di Cagliari, tutti ventenni”, racconta Danese. Non solo sostenibilità, naturalmente. La combinazione dei materiali garantisce alle tavole stabilità, manovrabilità e resistenza straordinarie. Si può letteralmente saltare sulla tavola poggiata a terra sui vertici di poppa e prua, senza che la struttura soffra minimamente.

Non è un caso che Alterego sia nata in Sardegna. Da Alghero, dove l’azienda ha il suo centro di produzione, e per centinaia di chilometri di costa fino alla costa sudorientale, l’isola è benedetta dai venti: il maestrale e il libeccio che spazzano il golfo di Oristano e il Sulcis, lo scirocco che solleva le onde a Nora e nel cagliaritano, il levante e il gelido grecale, che da nord-est scorre e investe gli spot del sud. Per tutti i surfisti italiani ed europei la Sardegna è conosciuta come “le Hawaii del Mediterraneo”, un miracolo di vento e onde che nel corso di un anno si ripete in media due giorni su tre. Un miracolo da preservare, sottolinea Danese: “Il mare, sia esso il nostro Mediterraneo, o gli oceani, regala all’uomo armonia, benessere economico e bellezza. Oggi abbiamo la tecnologia necessaria a rendere sostenibili gli sport che si praticano su tavola. Non è più possibile aspettare. Dobbiamo dare il nostro contributo, l’onda perfetta cresce all’orizzonte”

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La nostra voce dal territorio

Luca Foschi è nato a Cagliari nel 1981. Dopo la laurea in Lettere Moderne ha conseguito il diploma post universitario in giornalismo presso la London School of Journalism. Giornalista pubblicista, nel 2012 ha frequentato il Corso per inviati in aree di crisi Maria Grazia Cutuli. Nei successivi sei anni ha scritto dai principali fronti di guerra del Medio Oriente per pubblicazioni nazionali e internazionali. Nel 2018 ha portato a termine il dottorato di ricerca in Scienze Politiche presso l’università di Cagliari. Dal 2019 collabora con la Mediterranean Sea and Coast Foundation.
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MEDSEA Mediterranean Sea and Coast Foundation

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Foto ©: Andrea Alvito, Maurizio Naletto

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