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La Casa di Sophia

“Dopo 10 anni vissuti all’estero, ho sentito fortemente il desiderio di tornare in Sardegna per costruire un nuovo legame con la terra. Il luogo dove questo è avvenuto è l’isola di Sant’Antioco, un’isola di particolare bellezza naturalistica, in particolare una vigna sul mare. Il vino del La Casa di Sophia è il prodotto del territorio, in equilibrio con la sua natura”.

Giocando con le parole si potrebbe dire che il vino del La Casa di Sophia nasca dal “nostos”, il principio del ritorno in patria di Ulisse e Omero. Un ritorno alla terra che accoglie le radici dell’individuo e nutre i chicchi dei suoi grappoli. Luisa Camoglio visitò per la prima volta l’Olanda con il progetto Erasmus. Dopo la laurea, portò a termine un dottorato di ricerca e ha praticato la professione di medico per 10 anni. “Nel 2006 ho sentito l’esigenza di tornare in Sardegna non solo per far visita ad amici e parenti, ma per creare un piccolo mondo che interagisse con la comunità e prendesse parte all’economia della Sardegna in modo sostenibile, mettendo in comunicazione la mia isola con l’Europa. Tutto ciò si è fatto sintesi nel vino La Casa di Sophia”.

Il teatro scelto per il ritorno, quattordici anni fa, fu Calasetta, piccolo centro dell’isola di S. Antioco, un’isola nell’isola. Per i primi due anni Luisa Camoglio chiese aiuto all’ex proprietario, nel frattempo studiò con il piglio di chi sa fare ricerca scientifica e di chi applica la scienza alla cura, chiese consiglio ai viticultori più esperti, consumò il sapere globale che internet offriva sull’agricoltura biologica in un momento in cui il concetto di sostenibilità esisteva ma non prevaleva. “Il vino è un prodotto complesso, non ti annoia mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire”. Tutte le scoperte del La Casa di Sophia furono messe in rete, affinché il sapere sostenibile si diffondesse e diventasse una costellazione di comunità.

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Il blog scritto da Luisa Camoglio descrive dettagliatamente le tecniche di agricoltura ed enologiche: “lo zolfo in polvere e quello bagnabile (per contenere l’Oidio e l’Escoriosi), il rame (entro i limiti massimi consentiti dalla normativa per contenere la Peronospera), il batterio Bacillus Thuringiensis, da applicare secondo la raccolta di esemplari di tignoletta della vite nelle trappole ai ferormoni... Altre tecniche operata in azienda sono la concimazione con letame organico o con concime organico biologico ed il soveschio (la piantumazione di piante da semenze biologiche); tre o quattro volte l’anno l’aratura e le fresature del terreno (con triturazione delle piante di legumi in primavera, per arricchire il terreno di sostanze organiche); la scalzatura a mano (eliminando le erbe vicino al tronco delle viti) ed infine la pratica antica di piantumare le propaggini non potate per ripristinare le viti mancanti (geneticamente identiche alle piante ‘madri’)”.

La vecchia stalla del fabbricato rurale, tipica costruzione delle campagne di Calasetta, è stata ristrutturata (ora la cantina deposito) ed una nuova costruzione archettonicamente simile è stata realizzata con materiali e tecnologia ecocompatibili. Qui le uve Carignano fermentano e quando il vino fiore gronda, è trasferito nella cantina dove matura e poi è imbottigliato.

“Il Ministero dell’agricoltura, nel decreto del Giugno 2020, ha definito le coltivazioni delle piccole isole ‘eroico’. Le nostre viti sono esposte al sale delle mareggiate, i forti venti e alte temperature. Noi viviamo i cambiamenti climatici giorno per giorno. La risposta non può che essere collettiva”, spiega Camoglio. Risposta che non si è fatta attendere, almeno a Calasetta. Con il sostegno di alcuni privati La Casa di Sophia ha realizzato il progetto di sviluppo condiviso “Adotta la vigna di Spiaggia Grande”. Sulle dune di Spiaggia Grande, una vigna di circa 70 anni (poco curata) ha ora nuova vita. La viticultura è diventata occasione di conoscenza e prassi, di bellezza e festa: “Clima, energia, acqua: sono temi talmente vasti che possiamo risolverli solo insieme”. Si spera allora con tante, innumerevoli Case di Sophia.

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Contatti

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La Casa di Sophia

“Dopo 10 anni vissuti all’estero, ho sentito fortemente il desiderio di tornare in Sardegna per costruire un nuovo legame con la terra. Il luogo dove questo è avvenuto è l’isola di Sant’Antioco, un’isola di particolare bellezza naturalistica, in particolare una vigna sul mare. Il vino del La Casa di Sophia è il prodotto del territorio, in equilibrio con la sua natura”.

Giocando con le parole si potrebbe dire che il vino del La Casa di Sophia nasca dal “nostos”, il principio del ritorno in patria di Ulisse e Omero. Un ritorno alla terra che accoglie le radici dell’individuo e nutre i chicchi dei suoi grappoli. Luisa Camoglio visitò per la prima volta l’Olanda con il progetto Erasmus. Dopo la laurea, portò a termine un dottorato di ricerca e ha praticato la professione di medico per 10 anni. “Nel 2006 ho sentito l’esigenza di tornare in Sardegna non solo per far visita ad amici e parenti, ma per creare un piccolo mondo che interagisse con la comunità e prendesse parte all’economia della Sardegna in modo sostenibile, mettendo in comunicazione la mia isola con l’Europa. Tutto ciò si è fatto sintesi nel vino La Casa di Sophia”.

Il teatro scelto per il ritorno, quattordici anni fa, fu Calasetta, piccolo centro dell’isola di S. Antioco, un’isola nell’isola. Per i primi due anni Luisa Camoglio chiese aiuto all’ex proprietario, nel frattempo studiò con il piglio di chi sa fare ricerca scientifica e di chi applica la scienza alla cura, chiese consiglio ai viticultori più esperti, consumò il sapere globale che internet offriva sull’agricoltura biologica in un momento in cui il concetto di sostenibilità esisteva ma non prevaleva. “Il vino è un prodotto complesso, non ti annoia mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire”. Tutte le scoperte del La Casa di Sophia furono messe in rete, affinché il sapere sostenibile si diffondesse e diventasse una costellazione di comunità.

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Il blog scritto da Luisa Camoglio descrive dettagliatamente le tecniche di agricoltura ed enologiche: “lo zolfo in polvere e quello bagnabile (per contenere l’Oidio e l’Escoriosi), il rame (entro i limiti massimi consentiti dalla normativa per contenere la Peronospera), il batterio Bacillus Thuringiensis, da applicare secondo la raccolta di esemplari di tignoletta della vite nelle trappole ai ferormoni... Altre tecniche operata in azienda sono la concimazione con letame organico o con concime organico biologico ed il soveschio (la piantumazione di piante da semenze biologiche); tre o quattro volte l’anno l’aratura e le fresature del terreno (con triturazione delle piante di legumi in primavera, per arricchire il terreno di sostanze organiche); la scalzatura a mano (eliminando le erbe vicino al tronco delle viti) ed infine la pratica antica di piantumare le propaggini non potate per ripristinare le viti mancanti (geneticamente identiche alle piante ‘madri’)”.

La vecchia stalla del fabbricato rurale, tipica costruzione delle campagne di Calasetta, è stata ristrutturata (ora la cantina deposito) ed una nuova costruzione archettonicamente simile è stata realizzata con materiali e tecnologia ecocompatibili. Qui le uve Carignano fermentano e quando il vino fiore gronda, è trasferito nella cantina dove matura e poi è imbottigliato.

“Il Ministero dell’agricoltura, nel decreto del Giugno 2020, ha definito le coltivazioni delle piccole isole ‘eroico’. Le nostre viti sono esposte al sale delle mareggiate, i forti venti e alte temperature. Noi viviamo i cambiamenti climatici giorno per giorno. La risposta non può che essere collettiva”, spiega Camoglio. Risposta che non si è fatta attendere, almeno a Calasetta. Con il sostegno di alcuni privati La Casa di Sophia ha realizzato il progetto di sviluppo condiviso “Adotta la vigna di Spiaggia Grande”. Sulle dune di Spiaggia Grande, una vigna di circa 70 anni (poco curata) ha ora nuova vita. La viticultura è diventata occasione di conoscenza e prassi, di bellezza e festa: “Clima, energia, acqua: sono temi talmente vasti che possiamo risolverli solo insieme”. Si spera allora con tante, innumerevoli Case di Sophia.

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La nostra voce dal territorio

Luca Foschi è nato a Cagliari nel 1981. Dopo la laurea in Lettere Moderne ha conseguito il diploma post universitario in giornalismo presso la London School of Journalism. Giornalista pubblicista, nel 2012 ha frequentato il Corso per inviati in aree di crisi Maria Grazia Cutuli. Nei successivi sei anni ha scritto dai principali fronti di guerra del Medio Oriente per pubblicazioni nazionali e internazionali. Nel 2018 ha portato a termine il dottorato di ricerca in Scienze Politiche presso l’università di Cagliari. Dal 2019 collabora con la Mediterranean Sea and Coast Foundation.
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