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Nascar Hotel

Incastonato al centro di un antico borgo costruito dai carbonai, circondato da tradizioni e natura, l’hotel Nascar contamina con il principio della sostenibilità la gestione di un servizio alberghiero d’alto profilo.

“La princesa de Navarra construyó el tempio del Nascar”. Così recita l’antico documento rinvenuto dalle sorelle Porcu durante le ricerche sulla storia di Santa Maria Navarrese. Nascar come il “nasco”, un vino del sud Sardegna, perfetto per raccontare una struttura che serviva da granaio, luogo di essiccazione e fermentazione del mosto. Oppure “nasca”, nome locale di una pianta grassa che sorge fra le rocce aride della costa orientale sarda. Ma “nascar”, nell’antico mozarabico, significa anche “noi beviamo”. Nella chiesetta voluta dalla principessa di Navarra dopo il naufragio è stato rinvenuto un cuore d’argento che serviva da reliquario, inciso proprio nella lingua parlata dagli spagnoli vissuti sotto il dominio musulmano.

“A noi piacciono tutte e tre le ipotesi, tutte sanno raccontare questo luogo, la storia profonda su cui poggia”, spiegano le sorelle Porcu, dal 2008 impegnate ad amministrare l’Hotel nato di fronte all’antichissima chiesetta e agli olivastri millenari, a pochi passi dalla spiaggia dove la principessa trovò la salvezza. Il granaio venne acquistato nel 1991 dai genitori di Claudia, Loreta, Rimedia e Stefania con il preciso intento di riportarle in patria. Tutte e quattro erano allora impegnate all’estero per motivi di lavoro nel settore del turismo, che spesso si trasformava in promozione della Sardegna. Il richiamo dei coniugi Porcu ha sortito l’effetto desiderato. Alla trasformazione del granaio in hotel hanno partecipato tutte le sorelle, ognuna con il proprio stile. Il risultato finale è che il Nascar è un hotel che cerca di combinare l’autenticità all’apertura al turismo internazionale.

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“Abbiamo sempre cercato di pensare la sua vita come in armonia con le esigenze dell’ambiente. Avevamo molto più dei requisiti necessari per ottenere la certificazione Ecolabel. Semplicemente non ne eravamo a conoscenza. La sostenibilità per noi era naturale”, racconta Stefania. L’edificio, costruito in granito locale, è stato ristrutturato nel rispetto della sua estetica e della sua funzione, secondo un originale concetto che prende ispirazione dall’ambiente naturale e dalla storia del territorio. Il restauro è il risultato di un prezioso lavoro artigianale realizzato da artisti sardi, caratterizzato dalla ricerca dei dettagli e dall’uso di materiali naturali: pietra, ginepro, cotto, ceramica sarda, ferro battuto e lino. I colori del mare e i profumi della terra pervadono gli ambienti, tra il calore del rustico e l’eleganza della semplicità.

Il ristorante propone solo prodotti freschi, sardi e stagionali, promuovendo il settore agroalimentare locale con una preferenza per la filiera corta. Il Nascar ha eliminato dalle colazioni tutti i monouso, oggetti e servizi superflui come le ciabatte e le confezioni di balsamo nelle camere. “Abbiamo temuto che questo potesse contrariare alcuni dei nostri clienti, ma poi ci siamo rese conto che il valore della sostenibilità è più diffuso di quanto non si pensi. Tutti i nostri clienti hanno accolto con favore la filosofia del Nascar”, continua Stefania.

Una filosofia, quella che vuole la comunità in armonia con l’ambiente, che per l’Ogliastra viene da una storia profonda. Qui sono stati registrati alcuni fra i comuni più longevi del mondo. Siamo al centro della celebre “Blue Zone”, individuata più ormai venti anni fa da Gianni Pes, medico e docente dell’Università di Sassari. Lunghe camminate in montagna, il mare, il cibo sano, il tempo lento, le maglie strette della solidarietà: l’Ogliastra è in compagnia dell’isola di Okinawa in Giappone, di Nicoya, penisola della Costa Rica, e Ikaria, isola della Grecia. Claudia Porcu, ideatrice del progetto Blue Zone, ha partecipato attivamente alla ricerca in Sardegna, proponendo al prof. Pes un’indagine demografica che permettesse di certificarne i comuni. E’ cosi che Baunei, Talana, Villagrande, Urzulei e Seulo sono risultati essere “comuni blue zone”, ad alta longevità. “Ora - spiega Claudia Porcu- il progetto è esteso a tutta l’isola, la zona blu è il simbolo di un territorio che vuole tenere in equilibrio una vita lunga e sana con la prosperità economica, le tradizioni con il futuro sostenibile”. Il Nascar è certificato Blue Zone perché rispecchia interamente questo stile di vita e questa filosofia.

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Nascar Hotel

Incastonato al centro di un antico borgo costruito dai carbonai, circondato da tradizioni e natura, l’hotel Nascar contamina con il principio della sostenibilità la gestione di un servizio alberghiero d’alto profilo.

“La princesa de Navarra construyó el tempio del Nascar”. Così recita l’antico documento rinvenuto dalle sorelle Porcu durante le ricerche sulla storia di Santa Maria Navarrese. Nascar come il “nasco”, un vino del sud Sardegna, perfetto per raccontare una struttura che serviva da granaio, luogo di essiccazione e fermentazione del mosto. Oppure “nasca”, nome locale di una pianta grassa che sorge fra le rocce aride della costa orientale sarda. Ma “nascar”, nell’antico mozarabico, significa anche “noi beviamo”. Nella chiesetta voluta dalla principessa di Navarra dopo il naufragio è stato rinvenuto un cuore d’argento che serviva da reliquario, inciso proprio nella lingua parlata dagli spagnoli vissuti sotto il dominio musulmano.

“A noi piacciono tutte e tre le ipotesi, tutte sanno raccontare questo luogo, la storia profonda su cui poggia”, spiegano le sorelle Porcu, dal 2008 impegnate ad amministrare l’Hotel nato di fronte all’antichissima chiesetta e agli olivastri millenari, a pochi passi dalla spiaggia dove la principessa trovò la salvezza. Il granaio venne acquistato nel 1991 dai genitori di Claudia, Loreta, Rimedia e Stefania con il preciso intento di riportarle in patria. Tutte e quattro erano allora impegnate all’estero per motivi di lavoro nel settore del turismo, che spesso si trasformava in promozione della Sardegna. Il richiamo dei coniugi Porcu ha sortito l’effetto desiderato. Alla trasformazione del granaio in hotel hanno partecipato tutte le sorelle, ognuna con il proprio stile. Il risultato finale è che il Nascar è un hotel che cerca di combinare l’autenticità all’apertura al turismo internazionale.

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“Abbiamo sempre cercato di pensare la sua vita come in armonia con le esigenze dell’ambiente. Avevamo molto più dei requisiti necessari per ottenere la certificazione Ecolabel. Semplicemente non ne eravamo a conoscenza. La sostenibilità per noi era naturale”, racconta Stefania. L’edificio, costruito in granito locale, è stato ristrutturato nel rispetto della sua estetica e della sua funzione, secondo un originale concetto che prende ispirazione dall’ambiente naturale e dalla storia del territorio. Il restauro è il risultato di un prezioso lavoro artigianale realizzato da artisti sardi, caratterizzato dalla ricerca dei dettagli e dall’uso di materiali naturali: pietra, ginepro, cotto, ceramica sarda, ferro battuto e lino. I colori del mare e i profumi della terra pervadono gli ambienti, tra il calore del rustico e l’eleganza della semplicità.

Il ristorante propone solo prodotti freschi, sardi e stagionali, promuovendo il settore agroalimentare locale con una preferenza per la filiera corta. Il Nascar ha eliminato dalle colazioni tutti i monouso, oggetti e servizi superflui come le ciabatte e le confezioni di balsamo nelle camere. “Abbiamo temuto che questo potesse contrariare alcuni dei nostri clienti, ma poi ci siamo rese conto che il valore della sostenibilità è più diffuso di quanto non si pensi. Tutti i nostri clienti hanno accolto con favore la filosofia del Nascar”, continua Stefania.

Una filosofia, quella che vuole la comunità in armonia con l’ambiente, che per l’Ogliastra viene da una storia profonda. Qui sono stati registrati alcuni fra i comuni più longevi del mondo. Siamo al centro della celebre “Blue Zone”, individuata più ormai venti anni fa da Gianni Pes, medico e docente dell’Università di Sassari. Lunghe camminate in montagna, il mare, il cibo sano, il tempo lento, le maglie strette della solidarietà: l’Ogliastra è in compagnia dell’isola di Okinawa in Giappone, di Nicoya, penisola della Costa Rica, e Ikaria, isola della Grecia. Claudia Porcu, ideatrice del progetto Blue Zone, ha partecipato attivamente alla ricerca in Sardegna, proponendo al prof. Pes un’indagine demografica che permettesse di certificarne i comuni. E’ cosi che Baunei, Talana, Villagrande, Urzulei e Seulo sono risultati essere “comuni blue zone”, ad alta longevità. “Ora - spiega Claudia Porcu- il progetto è esteso a tutta l’isola, la zona blu è il simbolo di un territorio che vuole tenere in equilibrio una vita lunga e sana con la prosperità economica, le tradizioni con il futuro sostenibile”. Il Nascar è certificato Blue Zone perché rispecchia interamente questo stile di vita e questa filosofia.

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La nostra voce dal territorio

Luca Foschi è nato a Cagliari nel 1981. Dopo la laurea in Lettere Moderne ha conseguito il diploma post universitario in giornalismo presso la London School of Journalism. Giornalista pubblicista, nel 2012 ha frequentato il Corso per inviati in aree di crisi Maria Grazia Cutuli. Nei successivi sei anni ha scritto dai principali fronti di guerra del Medio Oriente per pubblicazioni nazionali e internazionali. Nel 2018 ha portato a termine il dottorato di ricerca in Scienze Politiche presso l’università di Cagliari. Dal 2019 collabora con la Mediterranean Sea and Coast Foundation.
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