Previous Next

Cosa devi sapere sulla Posidonia oceanica: Q&A con MEDSEA

Questa estate si è parlato molto di posidonia oceanica in Sardegna e di come questa possa essere messa in pericolo dalle attività umane quali pesca illegale e nautica. MEDSEA da tempo è impegnata per la salvaguardia delle praterie di Posidonia oceanica con “Una foresta marina per salvare il Pianeta”, così importanti per tutta una serie di benefici, dalla termoregolazione delle temperature del mare, alla sua capacità di ossigenare il mare, dall’efficienza nel sequestrare il carbonio, alla loro capacità di proteggere la biodiversità ed essere casa di numerose specie vegetali e animali, come i pesci, soprattutto in età giovanile. Non in ultimo il grande ruolo di queste praterie per rallentare l’erosione costiera, ovvero l’avanzata dell’acqua di mare dovuta anche dagli effetti del cambiamento climatico. 
 
Ecco perché quando si distrugge o semplicemente si rovina il manto di queste praterie così essenziali, i danni possono essere irreversibili e incalcolabili. La Posidonia oceanica, specie endemica del Mediterraneo, è una pianta delicatissima che cresce molto lentamente, solo qualche centimetro l’anno. Rovinando - anche solo inavvertitamente e involontariamente queste praterie - ad esempio con l’ancoraggio selvaggio - compromettiamo ciò che la natura ha creato in secoli.  
Image
Per spiegare meglio il tema, confutare ogni dubbio e sfatare qualche mito, abbiamo raccolto alcune delle vostre osservazioni più frequenti: 
 

Perché è una specie protetta? 
La Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo - non un’alga - dotata di fusto, radici, foglie e persino organi riproduttivi, per questo viene definita una pianta “superiore” (Fanerogama).   Forma estese praterie sottomarine, svolgendo numerose funzioni ecologiche come la produzione di ossigeno, la protezione della linea costiera, offrendo habitat per la fauna marina e contribuendo al sequestro di carbonio. La sua importanza ecologica ha portato alla sua protezione attraverso varie normative, tra cui la Convenzione di Barcellona, legislazioni nazionali dei paesi mediterranei e la rete europea Natura 2000. Le principali minacce per questa pianta includono l'ancoraggio delle barche, l'inquinamento, la pesca a strascico e l'urbanizzazione costiera. 

 
Dove possiamo trovarla?  
Possiamo trovarla dai primi metri di profondità dalla linea di costa fino a 30-40 metri. 
 

 
Image
Le ancore possono davvero sradicare le piante marine come la posidonia? 
Sì, le ancore e le catene delle barche possono danneggiare fisicamente le praterie di posidonia, una pianta marina fondamentale per gli ecosistemi costieri del Mediterraneo. Quando viene dato fondo all'ancora sul fondale marino dove è presente la prateria, si possono strappare e sradicare le foglie, i rizomi e le radici della posidonia. Questo danno fisico può creare "chiazze" o aree vuote all'interno della prateria, che possono impiegare anni o addirittura decenni per rigenerarsi, a causa della lenta crescita della posidonia. 
 

Quindi come dovrebbero regolarsi le barche quando vogliono ancorarsi in zone in cui è presente posidonia? 
Le barche dovrebbero seguire alcune linee guida e buone pratiche quando si ancorano in zone con posidonia.  Molte aree marine protette o zone costiere hanno regolamenti specifici riguardo all'ancoraggio per proteggere l'ambiente marino, ma anche laddove non è esplicitato, i diportisti possono contribuire attivamente alla conservazione di queste preziose praterie e godersi il mare in modo responsabile. Ad esempio, possono verificare direttamente a vista se il fondale presenta una prateria oppure controllare direttamente sott’acqua con maschera dove si sta ancorando, utilizzare i campi boa laddove disponibili (ad esempio nel Sinis è possibile anche registrarsi online al campo boe con Bluemooring.org). Essere sempre più informati sui benefici e sull'importanza della posidonia e condividere queste informazioni con altri diportisti può aiutare a promuovere pratiche di ancoraggio sostenibili. 

 
Esistono delle mappature sulle praterie di Posidonia?  
Sì, esistono delle aree, in particolare le Aree Marine Protette che possono essere dotate di cartografia digitale che contiene informazioni sulle praterie di posidonia. Come ad esempio l’app Donia. E’ buona norma sempre verificare il proprio itinerario in barca per pianificare gli ancoraggi. 

 
La pesca a strascico (illegale) è più dannosa per le praterie rispetto all'ancoraggio?  
Sia la pesca a strascico che l'ancoraggio non regolamentato possono avere impatti significativi sugli habitat marini se non gestiti correttamente. Mentre la pesca a strascico può alterare ampie aree di fondale marino e influenzare negativamente diverse specie, l'ancoraggio incauto può danneggiare habitat delicati come le praterie di posidonia. Entrambe le attività, se non regolamentate e monitorate, possono portare a danni a lungo termine nell'ambiente marino. 
Per inibire gli effetti della pesca a strascico illegale sui fondali che presentano specie prioritarie come la posidonia (come ad esempio in Area Marina protetta o  a meno di tre miglia dalla zona), può essere utile adottare sistemi di difesa artificiali come le barriere antistrascico posizionate nel fondale. Nel 2023 MEDSEA, in collaborazione con il Flag Pescando Sardegna Centro occidentale con il support della AMP Sinis, grazie alla segnalazione dei pescatori locali negli anni precedenti, ha posizionato sulla costa ovest in Sardegna - nell’AMP della Penisola del Sinis - una sessantina di dissuasori, i primi di questo tipo in Sardegna (progetto SATURN). 
 

Come risolvere il “problema” delle banquette di posidonia che si depositano nelle nostre spiagge? 
La presenza di banchi di posidonia sulle spiagge non dovrebbe essere considerata un "problema", poiché la posidonia ha un ruolo ecologico fondamentale e la sua presenza indica un ecosistema marino sano. 
 
 La posidonia che si deposita sulle spiagge durante determinate condizioni meteo o correnti marine viene poi successivamente rimossa dalle correnti naturali e per questo non andrebbe mai rimossa. 

Perché proteggere la posidonia quando poi in realtà le sue foglie si staccano naturalmente “inquinando le nostre spiagge”? 
Le foglie che si staccano e si depositano sulle spiagge è un processo naturale di rinnovamento della pianta e non dovrebbe essere considerato "inquinamento". Come già spiegato, le foglie proteggono la Spiaggia e possono aiutare a prevenire l'erosione, agendo come una barriera naturale contro l'azione delle onde. Inoltre, mentre si decompongono, rilasciano nutrienti che possono beneficiare altri organismi sulla spiaggia. 
 
Vuoi contribuire attivamente alla riforestazione delle praterie di Posidonia oceanica in Sardegna e in tutto il Mediterraneo? Sostieni la campagna MEDSEA “Una Foresta Marina per salvare il Pianeta”. 
 
 
Foto: Andrea Alvito / MEDSEA 

Ultime notizie