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Enseres fa tappa ad Oristano: si apprende dal modello Maristanis

Due giorni per studiare un modello di gestione integrata dei sistemi marino-costieri, due giorni per rinsaldare i legami ed elaborare nuove strategie per un futuro sostenibile del Mediterraneo. Si è conclusa a Oristano, Sardegna, la tappa italiana del progetto ENSERES. L’exchange visit ha coinvolto i partner tunisini di Sfax e del golfo di Gabes, una rappresentanza della città di Tiro, Libano, e della sua Riserva Naturale, gli esperti di ETC-UMA Università di Malaga e di MedCities (leggi dei loro progetti).  

A dare avvio all’incontro, tenutosi presso l’hotel Mistral II, è stato Alessio Satta, presidente della fondazione MEDSEA, anch’essa partner di ENSERES. Satta ha illustrato i passi compiuti da MEDSEA con Maristanis, il progetto che in sei anni è riuscito a creare nel golfo di Oristano un management delle zone marino-costiere capace di coinvolgere dieci comuni che si affacciano sul golfo e ospitano ben sei siti Ramsar, zone umide protette dall’omonima convenzione del 1971. Numerosi interventi di conservazione ambientale e di promozione di un’economia sostenibile si trovano inquadrati oggi all’interno del Contratto di Costa, strumento giuridico-politico che raccoglie in assemblea tutti i soggetti, pubblici e privati, coinvolti nella gestione di uno degli angoli più preziosi e fragili del Mediterraneo. Secondo le ultime analisi, elaborate dal CMCC, a causa dei cambiamenti climatici parte del golfo di Oristano potrebbe andare sommersa nel 2100.  

Il workshop ha visto l’intervento di Fabrizio Paloni, coordinatore del segretariato ENI CBC MED per la regione Autonoma della Sardegna, che ha raccontato le difficoltà degli anni di pandemia e delineato al contempo un presente e un futuro di grande impegno e prospettive. Importante per la prima giornata, scandita dagli interventi come dalla spontanea interazione dei presenti, le delucidazioni di Vania Statzu, vice-presidente MEDSEA, che del progetto Maristanis ha analizzato le attività di risparmio idrico, in particolare nel contesto agricolo. A chiudere la sessione gli interventi di Francesca Frau, biologa MEDSEA, e Andrea Camedda, ricercatore del Centro Nazionale di Ricerca, sui problemi legati alla tutela della posidonia oceanica e dell’inquinamento da plastica.  

Statzu e Camedda sono stati protagonisti anche del programma serale, dedicato alle visite sul campo. La vice-presidente di MEDSEA ha accompagnato il gruppo di visitatori attraverso la vasta azienda dei Ferrari, famiglia di produttori di riso che ha deciso di sposare l’agricoltura di precisione condotta con i droni, pratica finanziata nelle sue fasi iniziali all’interno del progetto Maristanis. Poche ore dopo i partner di ENSERES hanno ritrovato Camedda sulla splendida spiaggia di San Giovanni di Sinis, e insieme a lui hanno fatto esperienza diretta dell’inquinamento da plastica e delle misure necessarie a contrastarlo.  
“Nella giornata di oggi abbiamo fatto esperienza del vero spirito di cooperazione mediterranea- dice il presidente di MEDSEA Alessio Satta - durante il workshop abbiamo presentato il modello di Oristano, discusso la sua possibile declinazione a Tiro e nel golfo di Gabes, ostacoli, soluzioni e prospettive. Un dibattito ‘orizzontale’, durante il quale ogni partner ha portato la sua speciale esperienza”. Commento raccolto da Ali Badreddine, biologo della Riserva naturale di Tiro: “La prima giornata a Oristano ha dimostrato quanto sia importante lo scambio di idee. Il progetto Maristanis ha confermato quanto sia importante il coinvolgimento della popolazione, a tutti i livelli, nella gestione integrata di luoghi belli quanto delicati. È quanto stiamo facendo a Tiro grazie al progetto ENSERES. Penso soprattutto ai giovani, abbiamo bisogno della loro energia”.  

La seconda giornata del workshop è stata aperta dai saluti di Christoph Schroder, geografo dell’Università di Malaga e coordinatore del progetto ENSERES. Giulia Eremita, responsabile della comunicazione MEDSEA ed esperta di turismo, ha poi parlato di “Friends of Maristanis”, il gruppo di aziende oristanesi che ha deciso di seguire MEDSEA in un approccio sostenibile. A seguirla Francesca Etzi, ingegnere MEDSEA che ha mostrato nel dettaglio i tanti interventi di ripristino operati nel golfo di Oristano. Molto importanti le presentazioni di Alessio Satta e Renzo Ponti, sindaco del piccolo centro di Nurachi. Insieme hanno descritto il percorso che ha portato alla sottoscrizione del Contratto di Costa, e i vantaggi che esso comporta per il territorio. “Il progetto Maristanis è un eccezionale laboratorio per le nature based solutions, un modello per la riduzione degli impatti antropici in aree costiere che sono minacciate anche dai cambiamenti climatici. Credo che molte soluzioni possano essere adottate anche in Libano e Tunisia”, afferma Carolina Perez, project manager di MedCities. La conferma arriva da Yousef Wallah, ingegnere della municipalità di Sfax: “Dal punto di vista scientifico abbiamo assistito in questi due giorni all’applicazione di idee davvero innovative, penso all’utilizzo dei droni in agricoltura e alla raccolta della plastica. Ma anche il Contratto di Costa è uno strumento da tenere fortemente in considerazione”.  
La squadra di ENSERES ha dedicato il pomeriggio del secondo giorno allo stagno di S’Ena Arrubia, straordinario scrigno di biodiversità e casa per la cooperativa pescatori di Sant’Andrea, che da anni, con soluzioni che Maristanis ha supportato, sta portando avanti la pesca sostenibile in uno specchio d’acqua più volte colpito da eventi metereologici estremi causati dai cambiamenti climatici. “Siamo davvero felici che l’esperienza di Oristano abbia offerto a tutti i partner nuovi stimoli, e sia stata inoltre capace di rinsaldare il legami fra organizzazioni e individui, ponendo le premesse per future collaborazioni”, ha affermato Piera Pala, avvocatessa ambientale MEDSEA e organizzatrice dell’exchange visit.  

“Fin dal principio abbiamo considerato Oristano uno degli eventi chiave di ENSERES. Devo dire che le aspettative sono state completamente mantenute. La gestione integrata di Maristanis non è stata spiegata solo nella teoria, ma nella pratica, nei dettagli tecnici. Penso che i nostri partner tunisini e libanesi porteranno a casa molti nuovi elementi nel loro bagaglio di conoscenze. In questi due giorni abbiamo gettato dei semi importanti per il futuro”, è il commento finale di Christoph Schroder 

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