Abbiamo le tecnologie e le conoscenze, sappiamo che garantiscono risparmi economici e una migliore qualità della vita a fronte di costi in linea con le tecnologie tradizionali. Possiamo renderci indipendenti da umorali governi stranieri e dittatori poco rispettosi dei diritti umani e allo stesso tempo minimizzare le emissioni di gas climalteranti. Tutto bellissimo, eppure la rivoluzione energetica non si è ancora realizzata.
Fondamentalmente, non si è realizzata perché non la si è realmente creduto in questa rivoluzione e i tentativi fatti per andare in questa direzione, anche quando sostenuti finanziariamente, sono stati sporadici e non integrati, mentre la rivoluzione energetica richiedeva un intervento coordinato ed integrato che permettesse una lenta evoluzione e non un improvviso salto in avanti.
LE MISURE PER AFFRONTARE IL CARO ENERGIA DEL GOVERNO ITALIANO
Le misure messe in atto dall’attuale Governo per contrastare il caro energia lasciano l’amaro in bocca: si tratta di interventi tampone con costi elevati che non risolvono il problema. Anche la decisione di raddoppiare la produzione nazionale di gas non cambia affatto i termini del problema, lasciandoci in balia delle forniture dall’estero. Sarebbe più saggia, invece, una politica integrata di produzione da rinnovabili, incluso il di biogas o biometano prodotto utilizzando i rifiuti cellulosici urbani, gli scarti della produzione zootecnica o agroalimentare, i fanghi di depurazione, con impianti tarati sulle produzioni locali come accade da decenni in altri contesti europei (https://www.theguardian.com/environment/2014/nov/20/uks-first-poo-bus-hits-the-road - https://liu.se/en/research-area/biogas).
GLI INCENTIVI AL FOTOVOLTAICO
L’attacco nei confronti del Superbonus è una storia già vista con i finanziamenti al fotovoltaico. Provvedimenti complessi che sono un calvario per il cittadino onesto, ma che aprono la strada alle speculazioni e al malaffare. Anni fa si distrusse il sistema di incentivi al fotovoltaico, dicendo che serviva solo a fomentare il land grabbing e gli interventi speculativi. Se però si andava a guardare i dati, si vedeva che la maggior parte degli impianti finanziati era di piccola taglia: sarebbe bastato aggiustare il provvedimento, impedendo gli usi speculativi ma indirizzando il provvedimento verso le famiglie e le aziende che volevano rendersi autonome energeticamente. Invece, si è velocizzata la fine del provvedimento, con contraccolpi notevoli anche alle aziende del settore. Oggi stiamo correndo lo stesso rischio, con migliaia di famiglie che sono ancora in attesa di sapere se potranno accedere o meno al Superbonus e rendere più efficiente la propria abitazione, semplicemente perché gli Uffici Edilizia dei comuni non sono in grado di dare risposta celere alla richiesta di accesso agli atti dei professionisti.
PARADOSSI SULL’ENERGIA TUTTI ITALIANI
La svolta energetica in Italia è sempre stata piena di paradossi: basti pensare che la guerra fatta per anni ai pannelli fotovoltaici come deturpatori del paesaggio. Una guerra che non è stata fatta ai pannelli solari termici con tanto di boiler installato sul tetto. Mentre per i primi valevano regole severe di compatibilità paesaggistica, per i secondi – considerati manutenzione dell’impianto idraulico già presente nell’abitazione – bastava una semplice dichiarazione di inizio lavori. Dal 2017 la normativa è cambiata, rimuovendo questo ostacolo e nei giorni scorsi – a seguito dell’emergenza dovuta al conflitto russo-ucraino – c’è stata l’equiparazione delle due tecnologie, salvo per edifici o aree di particolare pregio. Ma anche in queste situazioni, oggi esistono tante tecnologie che permettono l’installazione del fotovoltaico con impianti, anche in facciata, ben performanti e integrabili dal punto di vista architettonico (su questo fate una passeggiata in via Cesare Battisti, lettori cagliaritani, e osservate l’edificio di area dove da circa 7 anni esiste un impianto fotovoltaico in facciata con moduli di diverse colorazioni).
Il paesaggio deve essere tutelato ma serve coerenza e soprattutto serve un ripensamento della produzione energetica, opposta a quella tradizionale dei grandi impianti decentrati dai luoghi di consumo. Ben venga quindi l’intenzione di una grande piano di investimenti per dotare gli edifici pubblici di impianti fotovoltaici. È un primo passo, ma non basta.
LE COMUNITA’ ENERGETICHE, SARDEGNA APRIPISTA
Quello che è mancato fino a oggi è una chiara volontà e il coraggio della politica di indirizzare l’economia verso un sistema a basse emissioni di carbonio e con produzione decentrata e una strategia articolata e coordinata di supporto. Il recente provvedimento (introdotto nel Decreto Milleproroghe 162/2019) sulle comunità energetiche va nella direzione giusta, ma arriva a decenni di ritardo rispetto alle esperienze simili fatte nei paesi del Nord Europa (spesso aiutate da tecnologie ed esperti italiani). Una comunità energetica è un’associazione tra cittadini, attività commerciali, autorità locali o imprese che si dotano di impianti per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili e per il loro stoccaggio. Si tratta di un provvedimento importante che apre la strada alla generazione distribuita e alla diffusione di sistemi di smart grid che permettono di gestire in maniera efficiente picchi di produzione di alcuni impianti e di indirizzarla laddove c’è un deficit. In una vera e propria comunità energetica, i sistemi di mobilità servono a gestire l’accumulo di energia con l’uso di mezzi elettrici. In un sistema pienamente efficiente viene riutilizzato anche il calore, il grande dimenticato dalle politiche di efficienza energetica: utilizzare il calore emesso in determinate produzioni per produrre altre forme di energia permetterebbe di ridurre le spese energetiche di molte aziende, mentre ora il calore è spesso sprecato.
In Italia esistono diversi esempi di comunità indipendenti energeticamente: in Sardegna, Benetutti e Borutta sono stati degli apripista con un processo cominciato diversi anni fa, grazie anche all’adesione all’iniziativa comunitaria del Patto dei Sindaci e alle politiche specifiche di supporto messe in campo dalla Regione Sardegna. Più recentemente, Villanovaforru e Ussaramanna hanno dato vita a delle comunità energetiche, con investimenti in energie rinnovabili, senza speculazioni né consumo di suolo. In Italia, esistono anche numerosi esempi di smart grid, finanziati da svariati bandi pubblici: quello che serve è passare dai progetti pilota o di piccolissima e piccola taglia ad un processo integrato che vada a riformare tutto il settore.
Questo processo di progressiva generazione distribuita con sviluppo delle rinnovabili, compatibile con la tutela del paesaggio, va sostenuta non solo con una normativa via via più chiara ed accessibile, e con contributi economici per permettere alle famiglie di raggiungere l’efficienza energetica ma anche con un sostegno alla ricerca universitaria ed industriale per permettere di risolvere le criticità ancora esistenti, come quelli legati allo smaltimento e recupero delle batterie di accumulo e dei materiali che le costituiscono, o allo sviluppo dell’idrogeno su cui alcune nazioni stanno investendo in maniera cospicua. Dall’altro lato serve il sostegno alle imprese, da un lato perché investano in efficienza, generazione distribuita e smart grid, soprattutto nelle aree e distretti industriali, rendendo gli impianti all’avanguardia e sempre più performanti grazie ai risparmi energetici, dall’altro perché si sviluppi un settore industriale nazionale in grado di fornire materiali, tecnologie ed innovazione, e non solo di utilizzare quelli provenienti dall’estero.
Nel campo della mobilità sostenibile, servirebbero investimenti in mezzi ecologici che usano energia creata dalla trasformazione dei rifiuti cittadini o da impianti fotovoltaici costruiti su impianti ed edifici cittadini (pensiamo agli immensi spazi occupati da parcheggi non coperti che sono immense isole di calore che potrebbero essere trasformati in parcheggi coperti da pannelli fotovoltaici) e un piano per la diffusione di colonnine pubbliche di ricarica dei mezzi elettrici ricaricati anch’esso da pennelli fotovoltaici in isola o integrati. A dire il vero, sono numerosi i piani che vanno in questo senso: quello che sembra essere deficitaria è l’esecuzione di questi piani.
In questo senso, serve un serio e veloce adeguamento delle competenze, rendendo l’efficienza energetica, la generazione rinnovabile distribuita e la bioedilizia la norma quando si costruisce e non l’eccezione. Troppo spesso ancora oggi chi vuole investire in questo senso ha difficoltà a trovare dei professionisti che lo supportino, eppure, in base alla Direttiva Europea 31/2012 e al Regolamento Europeo 244/2012, a partire dal 2021 tutte le nuove abitazioni devono essere passive.
NOTA DELL’AUTORE
Questi articoli sono stati scritti prima che le tensioni russo-ucraine sfociassero nel conflitto armato. La situazione cambia molto velocemente ed è possibile che questo articolo in alcuni passaggi risulti non aggiornato. Vi preghiamo di di cogliere il senso generale dell’articolo. I tentativi comunitari e nazionali di sostituire il gas e il petrolio russi con gas e petrolio provenienti da altri paesi esteri è solo una soluzione tampone, finché una nuova crisi non arriverà a sbaragliare lo scenario politico e diplomatico. Cambiare paese o materia prima o tecnologia da cui dipendere non ci pone al sicuro dai problemi di approvvigionamento energetico finché dobbiamo rivolgerci a paesi i cui governanti sono eletti democraticamente e dove i più basilari diritti di libertà e di espressione non sono garantiti. Siamo ben consci che la globalizzazione e il commercio mondiale si basano su logiche che poco hanno a che fare con i diritti umani e che questo discorso va esteso a tanti paesi del mondo e a quasi tutti i prodotti che quotidianamente acquistiamo. Questa consapevolezza, tuttavia, non ci deve impedire di sottolineare le incongruità del quotidiano anche quando è lo straordinario a farci aprire gli occhi.
Leggi l’articolo precedente su Efficientamento energetico ed energie rinnovabili.

Vania Statzu
Economista ambientale MEDSEA
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