Poco meno di trent'anni fa l'ONU l'ha elevato a tema di rilevanza planetaria, istituendo nel 1992 la Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio. Nel 2010 le Nazioni Unite hanno simbolicamente alzato la posta, riconoscendo "il diritto all'acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie pulite e sicure come un diritto umano, essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani". Un modo per non eludere il problema e non delegarlo a chi lo vive, adesso, in prima battuta, in maniera drammatica. E sono tanti. I dati dell'ottava edizione del World Water Forum, che si è tenuto a Brasilia, ci dicono che si tratta di un dramma di enormi proporzioni: più di 840 milioni di persone in tutto il mondo, ovvero una persona su nove, non hanno accesso all’acqua sicura, e 2,3 miliardi, ovvero una persona su tre, non hanno accesso ai servizi igienici.
"Leaving no one behind" è dunque il tema della Giornata Mondiale dell’acqua 2019: un punto fondamentale dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dell'obiettivo 6, che si propone di garantire l'accesso universale all'acqua. L'obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG 6) è quello di garantire a tutti, entro il 2030, la disponibilità di accesso all’acqua e una gestione sostenibile della risorsa. In altre parole, l’accesso all’acqua potabile deve essere “universale”, cioè nessuna persona dovrebbe restare “indietro”, come recita lo slogan dell'edizione 2019 della Giornata Mondiale dell'Acqua. A quattro anni dalla adozione dell’Agenda, il Rapporto ONU sullo stato di attuazione dell'obiettivo 6 sottolinea il ritardo rispetto agli obiettivi fissati e denuncia il rischio che nessuno Stato sarà in grado di garantire l’accesso universale all’acqua potabile entro il 2030.
Il diritto all'acqua dovrebbe garantire a tutti, senza discriminazioni, di avere accesso sufficiente e sicuro ad acqua potabile per uso personale e domestico. Nonostante il suo riconoscimento da parte della comunità internazionale, il diritto all’acqua resta però, per ora, solo una dichiarazione d'intenti, non vincolante giuridicamente e - anche per questo - con una efficacia limitata.
Un diritto che viene negato, insomma, anche a causa del degrado ambientale, dei cambiamenti climatici, dello sfruttamento incessante dei territori per garantirsi risorse naturali. Il legame tra carenza d’acqua, sicurezza alimentare e stabilità sociale sono alla base di un crescente movimento migratorio, stimato tra 150 e 200 milioni di persone nel 2050.
Ad oggi l’uomo consuma 4.600 chilometri cubi d’acqua l’anno, di cui 70% per l’agricoltura, 20% per l’industria e 10% per le famiglie. La domanda globale d’acqua è aumentata e continua a crescere al ritmo dell’1% l’anno. Secondo gli esperti, una tale richiesta potrebbe innescare conflitti. Cosa è possibile fare per invertire la tendenza? Sono previste azioni per ridurre lo stress su fiumi, laghi e falde acquifere. Le soluzioni spaziano dalla conservazione delle zone umide all’aumento degli spazi verdi urbani. Fondamentali sono soprattutto le pratiche agricole, come l’uso delle acque piovane e la rotazione delle colture.
In questo contesto si inserisce l’evento organizzato dal Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua (CICMA) a Milano che si propone di approfondire il tema della Giornata Mondiale sull’acqua con particolare riferimento al ruolo che le Città possono svolgere rispetto all’impatto dei cambiamenti climatici e degli spostamenti delle popolazioni; alla sfida di come garantire a tutti l’accesso all’acqua e ai servizi di base come diritti umani universali.
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