Sotto la luce accecante di giugno è necessario qualche istante per capire che l’enorme fenicottero rosa sormontato sul dorso da mezzo quintale di rifiuti non è un’allucinazione. Il pedalò della Cooperativa Golfo degli Angeli si avvicina allo scivolo del porto di Marina Piccola. Il team di MEDSEA infila i guanti e sciama verso l’insolita chiatta. Un passamano deposita a pochi metri di distanza il bottino: una lunga grondaia, bottiglie, ciò che avanza di una sdraio, pezzi di legno come dati da un naufragio, mattonelle. Padre e figlio, stupefatti sotto il cappello di paglia dall’incredibile raccolto, chiedono un paio di guanti e si aggiungono agli scaricatori. Il fenicottero mette prua e riparte verso il largo. Gli snorkeler, le tavole di Tutt’in sup e i kayak del G.S Aquila Cagliari guidati da Carlo Coni (fondamentale per l’organizzazione dell’iniziativa) nel frattempo continuano a intercettare i rifiuti galleggianti e quelli adagiati sugli arenili o le rocce, fra le insenature della Sella del Diavolo. Su tutto vigila pacifico il semi-sommergibile di Nemo Sub, aperto con le sue strutture trasparenti sul fondo del Golfo di Cagliari.
Dopo settimane di organizzazione e iscrizioni online, l’esercito dei raccoglitori volontari si è ritrovato alle 9 di sabato 29 giugno nell’anfiteatro del porto, salutato da Alessio Satta, presidente MEDSEA. Afferrati i sacchi, le retine, i guanti e le pettorine ogni squadra, guidata dal rappresentante di una delle tante associazioni che hanno preso parte a “Puliamo la Sella 2019”, si è diretta verso un obiettivo strategico. In venti si sono accodati alle guide di Sardegna Sottosopra, associazione di escursionismo e trekking, per perlustrare i parcheggi e il promontorio, prendere il sentiero e salire fin dove la spiaggia del Poetto si distende fra il mare e il Parco di Molentargius. Proprio dove altri volontari avanzano fra ombrelloni e asciugamani, accompagnati dal gruppo “Non dispiacerti, fai qualcosa”. Appena sotto, invece, i membri specialisti delle associazioni “Air sub” guidati da Giorgia Sicbaldi e “Blue Tribüne - Settore Apnea” si immergono nello smeraldo dell’acqua con mute e bombole, a scandagliare il fondo soffocato da reti e altro materiale da pesca. Una grande novità la loro presenza.
Per trovare i più piccoli all’opera bisogna addentrarsi nel “Windsurfing club Cagliari”. Intorno a un tavolo si applicano sulle rappresentazioni guidate da Maria Pala di MEDSEA, dottoressa in scienze ambientali con lunga esperienza nell’educazione ambientale per i più giovani. Beatrice, 4 anni, è concentratissima sui colori. Cosa disegna? “Uno squalo tremendo che scappa”. Da cosa scappa? “Da una bottiglietta di plastica”, risponde. Il laboratorio proseguirà poi con Cristiana Marchesi di “Little Star”, che porta in scuole, ludoteche e baby parking attività creative per i più piccoli in lingua straniera, e l’associazione ecologista “Punti di vista”. A poca distanza Kevin Bruce Legge di Bike Lab Cagliari, che da Santa Monica, California, ha portato “Rock a bike”, per fare arte della bicicletta: un congegno a forma di tamburo ospita un foglio di carta che vortica con le pedalate. I bambini lasciano gocciare colore che si trasforma in sorprendenti affreschi psichedelici.
“Da diversi anni MEDSEA e Parley portano avanti una solida collaborazione. Siamo impegnati in un tour di clean up lungo le coste italiane, parte del “Global clean up network”, una “alleanza” che coinvolge tutte le organizzazioni interessate a rimuovere la plastica da fiumi, spiagge, alto mare e isole remote, dall’Australia alle Americhe, dall’Africa alla sud-est asiatico” dice Rosanna Bellomo, coordinatrice italiana di Parley For the Oceans, il grande gruppo americano di artisti, scienziati, designer, giornalisti e architetti uniti dalla volontà di trovare modelli di sviluppo alternativo che tutelino il mare. “Posso dire che la partecipazione di Cagliari, e in questo senso il lavoro di MEDSEA risulta fondamentale, è straordinaria” aggiunge Bellomo, mentre nell’anfiteatro sono di ritorno i primi raccoglitori di terra.
“Siamo arrivate fino alla quarta fermata” raccontano Alessandra e Rita, grondanti di sudore sotto il peso di due grandi buste contenenti mozziconi, plastica di ogni genere, latta e bottiglie. “Molti in spiaggia hanno apprezzato. Altri sono più scettici, come se vivessero un senso di colpa…ma sono pochi!” raccontano entusiaste. Arianna viene invece dai parcheggi e dal primo tratto del sentiero sul promontorio: “È incredibile quanta immondizia si possa trovare, basta aprire gli occhi. Un disastro! La cosa che mi colpisce di più è che i rifiuti sembrano venire soprattutto dal mondo giovanile, bottiglie di birra, lattine, cicche a non finire”. Il fenicottero natante riappare all’orizzonte. Sup, snorkelers e kayak hanno riempito sacchi e sacchi a Calamosca e Cala Fighera: nasse, una boa da sub, cassette di polistirolo, un pneumatico, una trave d’acciaio. I sub hanno ormeggiato i gommoni, sfilano le mute nel caldo torrido: “Abbiamo trovato molte nasse, tubi e maglie di ferro. Ma devo dire che la situazione sembra migliorata rispetto all’anno scorso. Parte degli oggetti sul fondo è stato portato dallo scirocco nella grande mareggiata di Pasqua” spiega Fabio, quasi a ricordare che il Mediterraneo è un lago dove tutto viene condiviso.
“Sono molto contento e orgoglioso di vedere così tanta gente venuta a pulire la nostra costa. È importante per dimostrare agli altri che in poche ore è possibile fare un intervento importante. La plastica è ovunque, i frammenti di polistirolo sembrano ciottoli” racconta il campione di surf Francisco Porcella, anche lui venuto a dare una mano, a bordo di una bicicletta. Presto sarà a Tahiti, e non solo per scendere dalle montagne d’acqua. Là i colleghi surfisti stanno ripiantando i coralli, colpiti da una moria determinata dall’inarrestabile aumento della temperatura dell’acqua.
“La situazione è drammatica, e pensare che dietro la Sella abbiamo un paradiso nel paradiso” commenta Roberto Tedde di Bike Lab, uno fra i grandi trascinatori dell’iniziativa. “Oggi ho guidato la squadra dei sup e finalmente sono riuscito a rimuovere la massa dei rifiuti che nelle mie uscite in solitario non posso aggredire. Abbiamo bisogno di una nuova educazione che parta dalle famiglie e soprattutto dalle scuole. Dobbiamo crescere una gioventù diversa”, conclude Tedde.
“Quest’anno abbiamo decisamente ampliato la squadra” spiega Andrea Alvito, biologo marino che ha coordinato l’iniziativa per MEDSEA. “Ho avuto l’onore di mettere assieme tutte queste splendide associazioni che mettono insieme sport, cultura e consapevolezza ambientale. E la cittadinanza, che quest’anno ha partecipato con numeri che era difficile prevedere. Lanciamo un messaggio a chi continua ad inquinare, e continueremo a lanciarlo”.
È quasi l’una quando volontari e associazioni si riuniscono davanti alla montagna di rifiuti dopo ore di fatica e divertimento. Successo e sentimento della condivisione sono anche in chi è arrivato in ritardo, non è riuscito a unirsi a nessun gruppo ma infilati i guanti è andato da solo, e adesso aiuta il servizio di nettezza urbana, arrivato con estrema puntualità, a rovesciare il bottino nel camion.
“Noi abbiamo avuto solo il merito di innescare il processo” dice il presidente di MEDSEA, Alessio Satta. “Le istanze di cambiamento sono disperse nella società. La sensibilità per i temi ambientali è diffusa, bisogna solo addensarla in sinergie, come è avvenuto oggi. Le associazioni sportive e culturali, i cittadini, la squadra di MEDSEA e Parley. Un mosaico di competenze che ha pulito uno degli angoli più belli del Mediterraneo, proponendo un modello di sviluppo turistico ecosostenibile che nulla sottrae all’economia, ma la sostanzia con la bellezza della natura, e l’armonia della collettività”.
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