Presa d'atto, regolamentazione, tutela: tutto nello stesso giorno. Il 3 marzo di sei anni fa, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha infatti firmato la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) e istituito il World Wildlife Day, la giornata mondiale che celebra animali e piante selvatiche del mondo.
Come dire: se non è possibile 'passare sulla terra leggeri' e impedire il business su risorse a rischio, è però necessario definire regole più stringenti e accrescere la consapevolezza sul fatto che tre miliardi e mezzo di anni di evoluzione – da cui scaturisce la biodiversità del pianeta – non debbano essere compromessi da pratiche e affari non sostenibili. Al centro dell'edizione 2019 del World Wildlife Day il tema “La vita sott'acqua: per le persone e il pianeta”. Secondo le stime ONU, circa tre miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per i loro mezzi di sostentamento. Ma l’attività umana è troppo spesso invasiva e predatoria: inquinamento, sfruttamento eccessivo delle specie marine, perdita di habitat costieri, cambiamento climatico.
La minaccia costante alla biodiversità è minaccia alla nostra stessa sopravvivenza. Nello specifico, oltre al cibo che garantiscono, oceani e mari assorbono il 30% del biossido di carbonio rilasciato nell’atmosfera e il 90% del calore generato dai cambiamenti climatici. E 'ossigenano' il pianeta. Le conclusioni sono evidenti: depredare e aggredire la natura è comportamento autolesionista. Fingere di dimenticarsi che i cambiamenti climatici siano legati in maniera indissolubile alle scelte produttive dell'uomo rappresenta un passo indietro rispetto al bisogno di consapevolezza che deve guidare tutte le azioni politiche ed economiche degli anni a venire. Una ricerca di Nature Climate Change ha evidenziato che, senza una riduzione importante delle emissioni di gas serra, in poco meno di 100 anni le generazioni future sarebbero destinate ad assistere alla scomparsa di molte specie e alla più importante riorganizzazione della biodiversità marina degli ultimi 3 milioni di anni. Più evidente il nesso tra inquinamento e devastazione dei mari. Recenti studi hanno reso di pubblico dominio quantità e tipo di materiale ingerito da pesci e organismi marini (tra le varie cose, poliestere e fibre fatte di lyocell, polivinile e polietilene). Politiche di riduzione delle materie plastiche e nuove pratiche di 'decrescita' e riciclo affrontano il problema, ma i tempi della politica non sono quasi mai i tempi dell'ambiente. Il processo di consapevolezza non deve perciò trascurare le pratiche quotidiane, l'educazione civica, la determinazione di ciascuno di noi.
Nelle foto:
Dattero di mare = Lithophaga lithophaga
Cernia bruna = Epinephelus marginatus
Corallo rosso = Corallium rubrum
Nacchera = Pinna nobilis
Sterna comune = Sterna hirundo
Photos: @Egidio Trainito
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