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Il Viaggio delle Balene, conclusa la missione Tracce nel Blu: 497 miglia di ricerca sulla biodiversità marina della Sardegna

 Si è conclusa venerdì 9 ottobre Tracce nel Blu – Rotta per la biodiversità, la seconda spedizione scientifica del progetto triennale Il Viaggio delle Balene, ideato dalla Cooperativa La Beddula e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna. 
Partita il 3 ottobre dal nord-est della Sardegna, la missione ha percorso 497 miglia nautiche lungo le coste dell'isola, coinvolgendo un team multidisciplinare di ricercatrici e ricercatori impegnati in tre attività scientifiche complementari: il monitoraggio dei cetacei, la ricerca della foca monaca attraverso il DNA ambientale (eDNA) e lo studio delle microplastiche marine. 

Fondazione MEDSEA ha contribuito alla missione coordinando il monitoraggio visivo e acustico dei cetacei, nell'ambito di un lavoro scientifico condiviso con l'Università degli Studi di Milano-Bicocca e il CNR-IRBIM. 
La spedizione ha seguito una rotta attraverso le Aree Marine Protette della Sardegna, a partire dall'Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone, dove il progetto è nato, e con la collaborazione del Parco Nazionale dell'Asinara – Area Marina Protetta Isola dell'Asinara. 

Il monitoraggio dei cetacei: il contributo di MEDSEA 
Per sette giorni di navigazione, le biologhe marine di MEDSEA Lara Carosso e Michela Congiu hanno condotto attività di osservazione e ascolto acustico dei cetacei, raccogliendo dati utili a migliorare la conoscenza della loro presenza e distribuzione nelle acque sarde. 
Il monitoraggio ha totalizzato 23 ore di ascolto acustico con idrofono, comprese sessioni notturne, e 30 ore di osservazione visiva, durante le quali sono state avvistate stenelle e tursiopi. 
L'integrazione tra osservazione diretta e registrazione dei segnali acustici permette di acquisire informazioni complementari sulla presenza dei cetacei, anche in condizioni in cui l'avvistamento visivo è più difficile. 
I dati raccolti saranno ora analizzati per contribuire alla conoscenza della distribuzione delle diverse specie lungo la rotta percorsa. 

Tre linee di ricerca, un'unica rotta 
Accanto al monitoraggio dei cetacei, la spedizione ha permesso di raccogliere campioni destinati ad approfondire altre due questioni cruciali per la biodiversità mediterranea: la possibile presenza della foca monaca e la diffusione delle microplastiche. 

Microplastiche – 9 stazioni e 108 filtri raccolti 
Le ricercatrici del CNR-IRBIM Francesca Garaventa ed Elisa Costa hanno effettuato campionamenti in nove stazioni, con prelievi sia in superficie sia in profondità, raccogliendo complessivamente 108 filtri. I campioni saranno analizzati nei laboratori del CNR-IRBIM per determinare la presenza e le caratteristiche delle microplastiche. 

Foca monaca – 14 campioni di DNA ambientale 
Per l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, Elena Valsecchi, ecologa molecolare e promotrice di Spot the Monk, insieme a Colm Tong, dottorando dell'Università della Tasmania, ha raccolto 14 campioni di DNA ambientale, anche durante la navigazione notturna. 
Le stazioni sono state selezionate sulla base delle testimonianze storiche della presenza della foca monaca lungo le coste sarde, includendo luoghi come le Grotte del Bue Marino, nel territorio di Orosei. 
Il 50% dei campioni di eDNA è stato raccolto all'interno di Aree Marine Protette. Le analisi di laboratorio permetteranno di verificare l'eventuale presenza di tracce genetiche della specie. 

Dalla ricerca in mare alla conoscenza scientifica 
«Chiudiamo la missione con un bilancio molto positivo, sia per la quantità di dati raccolti sia per la qualità del lavoro di squadra», dichiara Alessandra Aielli, project manager della spedizione, biologa marina e ingegnere ambientale. «Tracce nel Blu ha messo in relazione territori diversi ma connessi dallo stesso mare, e ha coinvolto le Aree Marine Protette come parte attiva di un percorso comune. Ora i campioni passano ai laboratori: è dalla loro analisi che arriveranno le risposte sulla presenza della foca monaca e sulla diffusione delle microplastiche lungo la rotta, ma anche relativamente alle rotte e alla presenza delle diverse specie di cetacei». 
«Con Tracce nel Blu abbiamo dato continuità al lavoro avviato lo scorso anno, aggiungendo una nuova linea di ricerca e consolidando un approccio integrato», sottolinea Pieraugusto Panzalis, ecologo marino, team leader e coordinatore tecnico-scientifico della spedizione. «Monitoraggio visivo e acustico dei cetacei, eDNA e microplastiche, raccolti insieme sulla stessa rotta, ci permettono di leggere il mare in modo più completo. Ci piacerebbe ogni anno integrare i dati esistenti anche su nuove rotte e aggiungere nuovi tasselli di conoscenza. Il Viaggio delle Balene serve a costruire nel tempo una base di conoscenza solida per la tutela del Mediterraneo». 
Conclusa la navigazione, il lavoro scientifico prosegue nei laboratori e con l'elaborazione delle osservazioni. 

I risultati confluiranno in tre report dedicati: il primo agli avvistamenti e alle registrazioni acustiche dei cetacei, il secondo alla mappatura georeferenziata dei segnali di DNA ambientale della foca monaca e il terzo all'analisi qualitativa e quantitativa delle microplastiche. 
I dati validati potranno contribuire a migliorare le conoscenze scientifiche sulla biodiversità marina della Sardegna e a supportare future attività di monitoraggio, gestione e conservazione degli ecosistemi mediterranei. 
Il Viaggio delle Balene è un progetto triennale ideato dalla Cooperativa La Beddula e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna. La seconda edizione, Tracce nel Blu – Rotta per la biodiversità, ha visto la collaborazione scientifica di Fondazione MEDSEA, Università degli Studi di Milano-Bicocca e CNR-IRBIM, con il coinvolgimento delle Aree Marine Protette. Hanno inoltre sostenuto la missione Moby Traghetti, NSS Charter e Sommozzatori Dilamar. 
 

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