
Le metodologie sono state sperimentate in cinque differenti contesti euro-mediterranei: il bacino del fiume Struma in Bulgaria, il bacino dello Strymon e il lago Kerkini in Grecia, il Parco naturale dell’Albufera in Spagna, Marceddì–San Giovanni in Sardegna e la Camargue in Francia. I risultati sono confluiti in una piattaforma condivisa dedicata alle soluzioni climatiche basate sulle zone umide.
La prima giornata del Living Lab ha messo a confronto le metodologie scientifiche e i principali risultati ottenuti nei cinque siti, attraverso due sessioni dedicate rispettivamente al sequestro del carbonio e alla regolazione delle piene.

I risultati del sito pilota di Marceddì–San Giovanni
Per il sito pilota sardo, Manuela Puddu della Fondazione MEDSEA ha presentato i risultati delle attività dedicate alla capacità di sequestro del carbonio.
Il territorio analizzato comprende un articolato sistema di fiumi, lagune e saline, del quale fanno parte la laguna di Marceddì, lo stagno di San Giovanni e lo stagno di Corru S’Ittiri. Il sistema coinvolge i territori comunali di Terralba, Arborea, Guspini e Arbus ed è inserito nel percorso di governance del Contratto delle Zone Umide marine e costiere dell’Oristanese.
Nel corso del progetto sono state applicate metodologie innovative per valutare i servizi ecosistemici forniti dalle zone umide e comprendere come il loro stato di conservazione e la loro gestione idrologica influenzino la capacità di assorbire carbonio, regolare le acque e sostenere la resilienza climatica del territorio.

Il lavoro ha ribadito un principio centrale: le zone umide non sono soltanto habitat da proteggere, ma vere e proprie infrastrutture naturali, capaci di svolgere funzioni che incidono direttamente sulla sicurezza delle comunità, delle attività economiche e delle infrastrutture.
Tra i risultati più rilevanti del progetto figura lo sviluppo di uno strumento che integra immagini satellitari ad altissima risoluzione, dati territoriali locali e sistemi di analisi geografica.
Il tool permette di individuare le aree in cui gli ecosistemi naturali possono contribuire in modo più efficace a trattenere l’acqua, ridurre il deflusso superficiale e rallentarne la propagazione durante gli eventi meteorologici estremi.
La metodologia consente di valutare l’offerta del servizio ecosistemico, vale a dire la capacità del territorio di regolare le piene, e di confrontarla con la domanda, rappresentata dalla presenza di comunità, infrastrutture e attività produttive esposte al rischio. In questo modo è possibile riconoscere le aree in cui interventi di conservazione, ripristino o modifica della gestione del suolo potrebbero generare i maggiori benefici.
Non si tratta di sostituire gli strumenti tradizionali di prevenzione del rischio idraulico, ma di integrare nella pianificazione una valutazione più completa del contributo offerto dagli ecosistemi.
Il confronto con il Distretto Idrografico della Sardegna
Nell’ambito di Wetland4Change, MEDSEA ha collaborato con l’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna, approfondendo i temi legati alla pianificazione del rischio di alluvioni e al ruolo dei Contratti delle Zone Umide come strumenti di governance partecipata.
All’incontro in Camargue hanno partecipato per l’Agenzia Giovanni Cocco e Francesca Maria Dettori, impegnati nelle attività di pianificazione e gestione del rischio idraulico e nella valorizzazione delle zone umide quali strumenti naturali di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il confronto assume particolare importanza mentre l’Agenzia è impegnata nel terzo ciclo di pianificazione del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni, che definirà la nuova mappatura delle aree a rischio e le misure di gestione per il periodo 2028–2033.
I risultati di Wetland4Change possono contribuire ad ampliare il quadro conoscitivo su cui si basano queste decisioni, introducendo nuove modalità per raccogliere, integrare e interpretare i dati relativi ai servizi ecosistemici delle zone umide.
Per l’Assessorato regionale dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, invece, ha partecipato Marina Campolmi, biologa marina e funzionaria tecnica del Servizio Pesca e Acquacoltura, dove coordina il settore Regolamentazione, Ricerca e Sviluppo.
Nell’ambito di Wetland4Change, il Servizio ha contribuito alla mappatura e all’analisi della gestione delle concessioni di pesca nelle lagune della Sardegna.
Si tratta di un’attività particolarmente importante perché una parte significativa delle concessioni ricade all’interno dei siti della rete Natura 2000, la cui gestione è affidata alla Regione Sardegna. Le attività produttive devono quindi essere compatibili con gli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie protette.
Il progetto ha offerto anche uno spazio di confronto sui modelli di cogestione delle lagune, fondati sulla collaborazione tra Regione, enti gestori dei siti Natura 2000, comunità dei pescatori e mondo della ricerca.
L’obiettivo è migliorare la gestione dei compendi lagunari attraverso un approccio condiviso che riconosca i pescatori non soltanto come operatori economici, ma anche come protagonisti della tutela del patrimonio naturale.

Dalla sperimentazione al trasferimento delle soluzioni
La parte conclusiva dell’incontro è stata dedicata al trasferimento dei risultati e alle condizioni necessarie per rendere le metodologie utilizzabili anche al di fuori dei cinque siti pilota.
Il Transfer Plan elaborato dal progetto offre una base per integrare progressivamente la conservazione delle zone umide nelle strategie di adattamento e mitigazione climatica. L’obiettivo non è proporre un modello identico per tutti i territori, ma fornire metodi, dati e criteri adattabili ai diversi contesti amministrativi, ambientali e socioeconomici.
Dal confronto è emersa la necessità di collegare in modo più stabile istituzioni, strumenti di pianificazione, dati, risorse finanziarie e procedure amministrative. Tra le prospettive indicate figura anche la costruzione di una comunità mediterranea di pratica, capace di favorire lo scambio di esperienze, la formazione e il supporto reciproco tra gestori e decisori pubblici.
Una visita sul campo nel cuore della Camargue
La seconda giornata si è conclusa con una visita al sito pilota della Camargue e con una dimostrazione delle tecniche utilizzate per misurare le emissioni e gli assorbimenti dei gas a effetto serra nelle zone umide.

Un passaggio dalla modellazione al territorio reale, utile a ricordare che dietro mappe, dati satellitari e strumenti di pianificazione si trovano ecosistemi vivi, capaci di offrire risposte concrete ad alcuni degli effetti più evidenti della crisi climatica.
Con la conclusione di Wetland4Change, il lavoro entra ora nella fase più complessa: trasformare metodologie e sperimentazioni in strumenti effettivamente adottati dalle amministrazioni. La conoscenza prodotta è disponibile. La sfida sarà integrarla nelle decisioni che determineranno il futuro delle zone umide e la capacità dei territori mediterranei di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Ultime notizie

Posidonia oceanica: al via il primo intervento di restauro nella Baia di Lacco Ameno
Nell'ambito della campagna Oasi Marina promossa da Beiersdorf e annunciata lo scorso anno, la Fondazione MEDSEA ha realizzato il primo intervento di restauro della Posidonia oceanica nella Baia di Lacco Ameno, sull'isola d'Ischia. Le…

Il progetto CRESO si riunisce a Nizza: MEDSEA presenta una tabella di marcia dai rischi climatici all’azione costiera
Il progetto Interreg Marittimo CRESO ha riunito i propri partner a Nizza il 5 giugno 2026 per un incontro di un’intera giornata dedicato alla presentazione del primo anno di lavoro…

Wetland4Change, dalla ricerca alla pianificazione: in Camargue l’incontro finale del progetto
Due giornate di confronto sulle soluzioni basate sulle zone umide per il sequestro del carbonio e la riduzione del rischio di alluvioni. MEDSEA ha presentato i risultati del sito pilota…

ARTEMIS, dalla sperimentazione alla scala mediterranea: MEDSEA alla conferenza finale di Minorca
Tre giornate di confronto sui risultati del progetto Interreg Euro-MED dedicato al ripristino delle praterie marine. MEDSEA ha presentato il sito pilota della Sardegna e il lavoro di comunicazione che…

Ripristino della Posidonia: 15 raccomandazioni ARTEMIS per accompagnare l'Italia e il Mediterraneo nell'attuazione della Nature Restoration Law
Il documento appena pubblicato, intitolato "Accelerating Seagrass Restoration and Finance", analizza gli aspetti ecologici, normativi e finanziari del ripristino di uno degli ecosistemi marini più preziosi del Mediterraneo, le praterie di Posidonia…

Marco Spinelli. Raccontare il mare per proteggerlo
Per Marco Spinelli il mare è sempre stato casa. Fotografo, documentarista ed esploratore del mondo sommerso, è cresciuto in Sicilia, dove insieme al fratello Andrea – oggi biologo marino e ricercatore…

Mona Khalil: una vita dedicata al mare, spezzata dalla guerra
La voce di Mona Khalil, custode delle tartarughe marine del Libano meridionale, si è spenta sotto le bombe. Per oltre vent’anni Mona ha dedicato la propria vita alla protezione delle tartarughe…

El Niño: il battito irregolare del pianeta che può influenzare anche il Mediterraneo
El Niño è uno dei fenomeni climatici naturali più importanti del pianeta. Pur avendo origine nel Pacifico tropicale, questo fenomeno può influenzare il clima su scala globale, modificando temperature, precipitazioni ed…

Virginia Salzedo. Resilienza e adattamento in un mare sempre più fragile
Per chi lo conosce bene, il mare non è fatto soltanto di grandi cetacei o spettacolari incontri con gli animali più iconici. È il caso di Virginia Salzedo, fotografa subacquea di…

Posidonia oceanica: proseguono in Grecia gli interventi di ripristino delle praterie degradate
Dopo gli interventi realizzati in Sardegna e a Malta, la Fondazione MEDSEA ha completato una nuova campagna di ripristino sull’isola greca di Arkoudi, lavorando al fianco di iSea, Organizzazione ambientalista greca…

Greg Lecoeur. La fotografia per raccontare un oceano che cambia
Per Greg Lecoeur il mare non è mai stato soltanto un soggetto da fotografare. Esploratore, fotografo naturalista e narratore del mondo marino, ha trasformato una passione coltivata fin dall'infanzia in…

Giornata Mondiale degli Oceani 2026. Uno sguardo sotto la superficie
Oggi celebriamo la Giornata Mondiale degli Oceani, un'occasione per ricordare il ruolo fondamentale che il mare svolge per la vita sul nostro pianeta e per riflettere sull'urgenza di proteggerlo. L’Oceano copre…

Egidio Trainito: imparare a guardare il mare oltre la bellezza
Da oltre cinquant’anni, Egidio Trainito osserva il mare attraverso l’obiettivo. Fotografo naturalista, esperto di sviluppo turistico sostenibile e impegnato in progetti di conservazione nelle Aree Marine Protette, ha dedicato la…

ARTEMIS Village: tre giorni dedicati alla Posidonia oceanica a Santa Teresa Gallura
Dal 30 maggio al 1° giugno 2026, Piazza della Libertà a Santa Teresa Gallura ha ospitato ARTEMIS Village, il villaggio educativo dedicato al mare e alla tutela della Posidonia oceanica, realizzato nell’ambito…

Voci dal Mare. Intervista a Luca Tamagnini
“Voci dal mare” è una serie di interviste dedicate ai fotografi che, attraverso il loro sguardo, contribuiscono ogni giorno alla conoscenza e alla tutela del mare. Il primo protagonista della rubrica…

Puliamo La Sella! 2026. 250 volontari e una tonnellata di rifiuti rimossa dal Poetto a Cagliari
Nel primo vero sabato di sole e mare della stagione, oltre 250 volontari di “Puliamo La Sella!”, si sono ritrovati in uno dei punti più frequentati del litorale cagliaritano, dove la Posidonia spiaggiata…
- 1
- 2
- 3
- 4
