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Virginia Salzedo. Resilienza e adattamento in un mare sempre più fragile

Per chi lo conosce bene, il mare non è fatto soltanto di grandi cetacei o spettacolari incontri con gli animali più iconici. È il caso di Virginia Salzedo, fotografa subacquea di portata internazionale, il cui sguardo si posa soprattutto sui protagonisti più piccoli dell'ecosistema marino: organismi spesso invisibili agli occhi dei più, ma fondamentali per comprendere la complessità e la fragilità della vita sott'acqua.

La perfezione nascosta nei piccoli organismi 
Osservare il comportamento degli animali marini, in particolare durante la riproduzione, ha cambiato il suo modo di guardare la natura. Più che la spettacolarità delle specie, a colpirla è la precisione con cui ogni organismo contribuisce alla continuità della vita. 
«Sono molto attratta dai comportamenti dei piccoli organismi che vivono nel mare, in particolare durante il periodo della riproduzione o della cura della prole. Ho scoperto quanta perfezione ed attenzione pongono le specie animali per consentire la continuazione della specie. L'uomo avrebbe tanto da imparare a riguardo.» 
Per la fotografa, il mare è una continua lezione di cooperazione, resilienza e adattamento. 

Il pesce mandarino (Synchiropus splendidus) 
Tra gli incontri che ricorda con maggiore emozione c'è quello con il pesce mandarino (Synchiropus splendidus), osservato durante immersioni nei mari dell'Indo-Pacifico. 

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Piccolo, dai colori straordinari e dal carattere estremamente schivo, questo pesce compie ogni sera un rituale di corteggiamento tanto spettacolare quanto difficile da immortalare.

«Esce con il calare della sera e inizia a vagare in cerca di una compagna per accoppiarsi. La ricerca dura svariati minuti e solo qualche volta giunge all'accoppiamento. Ma è questo il momento che prediligo: diventano un tutt'uno, musetto contro musetto e salgono velocemente verso la superficie. Il tutto dura davvero un attimo ed hai la possibilità di scattare solo una foto, poi si dilegua nella notte.»

Sono immagini che richiedono pazienza, conoscenza del comportamento animale e una grande capacità di attesa: una fotografia che nasce prima di tutto dall'osservazione.

Raccontare il mare per imparare a proteggerlo

Per Virginia Salzedo, la fotografia rappresenta prima di tutto uno strumento di conoscenza. Mostrare ciò che accade sott'acqua significa rendere visibile un mondo che la maggior parte delle persone non ha la possibilità di osservare direttamente.

«Sicuramente contribuisce a far conoscere e capire alle persone che guardano le mie immagini ciò che accade dentro al mare, quanto gli animali e l'ecosistema in generale siano a rischio.» Continua l’autrice: «Mi piacerebbe tanto che (la fotografia) contribuisse anche alla protezione e alla tutela delle specie e degli ecosistemi, ma purtroppo oggi mi sembra che sia sempre più difficile proteggere il mare. Alcune volte ho la sensazione che ogni azione che facciamo sia una goccia in un oceano.»

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Un Mediterraneo che cambia

Dopo anni trascorsi a osservare gli ecosistemi marini, ad attirare più di tutto l’attenzione della fotografa è l'andamento ciclico di alcune specie, che sembrano comparire in grande abbondanza per poi scomparire improvvisamente.

«Mi ha colpito vedere il calo o la scomparsa quasi totale di alcune specie, come spugne, stelle marine, Pinna nobilis e ricci, e il proliferare in modo incontrollato di altre specie, come vermocane, pesce scorpione e meduse.»

Ma sono soprattutto le condizioni di degrado dei coralli a lasciarle un senso di impotenza.

«Mi ha colpito tanto vedere i coralli soffrire, perdere il colore o immergermi in posti davvero reconditi e vedere coralli spezzati o trovare grandi animali marini feriti. Questo mi spezza davvero il cuore.»

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Virginia Salzedo ricorda anche il recupero di una grande tartaruga marina rimasta intrappolata in una rete da pesca, così come l'operazione condotta insieme ai Carabinieri Subacquei per rimuovere una rete fantasma che continuava a intrappolare e uccidere la fauna marina.

Immagini che racchiudono, allo stesso tempo, speranza e vulnerabilità.

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Il futuro degli oceani

Il tema del World Ocean Day di quest’anno riguarda il rapporto tra uomo e oceani, “re-immaginare” un modo di proteggere questi ecosistemi così preziosi. Guardando all'obiettivo internazionale del 30×30, Virginia Salzedo non ha dubbi sull'importanza delle Aree Marine Protette.

«Credo nell'importanza assoluta delle aree marine protette e vorrei che ne sorgessero sempre di più, perché funzionano.» E aggiunge: «Vorrei leggi più severe per chi non rispetta il mare e soprattutto più rigidità da parte delle autorità che devono far rispettare le leggi.»

Per concludere, Salzedo si appella a una responsabilità collettiva: custodire oggi il mare affinché le generazioni future possano ereditarne la ricchezza, e non soltanto il ricordo.

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