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Marco Spinelli. Raccontare il mare per proteggerlo

Per Marco Spinelli il mare è sempre stato casa. Fotografo, documentarista ed esploratore del mondo sommerso, è cresciuto in Sicilia, dove insieme al fratello Andrea – oggi biologo marino e ricercatore – ha trascorso l'infanzia esplorando il Mediterraneo guidato dal padre. È lì che nasce una connessione profonda con il mare che, ancora oggi, orienta tutto il suo lavoro.

Attraverso fotografie e documentari, Spinelli racconta gli ecosistemi marini con un obiettivo preciso: mostrare ciò che si nasconde sotto la superficie e rendere visibile l'impatto delle attività umane su un ambiente che troppo spesso immaginiamo infinito e invulnerabile.
 
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«Il mare viene spesso visto come qualcosa di troppo grande per essere realmente compromesso dall'uomo, ma la realtà è molto diversa: sotto la superficie esistono equilibri fragilissimi che ogni giorno vengono messi a rischio.»


Il potere delle storie

Più che la fotografia in sé, è il racconto ciò in cui Spinelli crede profondamente.
La fotografia, come il cinema, la musica e le altre arti, condividono la stessa capacità: creare emozioni capaci di trasformarsi in consapevolezza.
«Credo profondamente nel potere dell'informazione, della curiosità e soprattutto delle storie.»

Il suo obiettivo è costruire un legame emotivo tra il pubblico e il mare: «Se una persona si innamora di qualcosa, sarà naturalmente più portata a proteggerla. Per questo il mio obiettivo è far innamorare il pubblico del mare e dei suoi abitanti.»
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Parallelamente al lavoro di documentarista, porta avanti insieme al fratello diversi progetti dedicati alla conservazione marina, convinto che sensibilizzazione e azioni concrete debbano procedere di pari passo.

Un Mediterraneo che cambia

Dopo una vita trascorsa in mare, soprattutto lungo le coste della Sicilia, Spinelli ha osservato trasformazioni sempre più evidenti.

«Molte aree che ricordavo ricche di vita oggi appaiono molto più povere.»

Fondali un tempo ricchi di vita oggi appaiono impoveriti. Tra le principali cause individua la pesca intensiva e quella illegale, che continuano a esercitare una pressione enorme sugli ecosistemi del Mediterraneo.

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A questo si aggiunge un altro segnale sempre più evidente: l'aumento della temperatura dell'acqua, che modifica la distribuzione delle specie e altera gli equilibri naturali.

Per il fotografo, questi cambiamenti non sono più eccezioni, ma una nuova realtà che richiede interventi concreti.

«Dobbiamo renderci conto di quanto stia impoverendo il Mediterraneo e quanto sia necessario intervenire con normative più severe e controlli più efficaci

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L’immagine di una crisi invisibile

Tra le immagini più significative della sua carriera ce n'è una che racchiude perfettamente il rapporto tra attività umane e biodiversità marina.

È la fotografia di un giovane squalo smeriglio catturato accidentalmente e poi rigettato in mare. Un episodio documentato grazie a una segnalazione ricevuta in tempo reale e diventato uno dei momenti centrali del documentario Shark Preyed, dedicato al commercio della carne di squalo in Europa.

«Guardare negli occhi quell'animale, ancora vivo ma ormai condannato, è stato devastante.»

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Lo squalo smeriglio è una specie protetta e la sua pesca è vietata in Italia. Eppure, catture accidentali come questa continuano a verificarsi. Per Spinelli quella fotografia racconta una domanda più grande: quante storie simili rimangono invisibili, perché nessuno è lì a documentarle?

Proteggere il mare significa agire

Guardando all'obiettivo globale del 30×30, Spinelli pensa immediatamente a una scena del suo documentario Shark Preyed.

È il momento in cui le uova di gattuccio recuperate accidentalmente nelle reti da pesca vengono curate dalla Fondazione Oceanogràfic di Valencia fino alla schiusa e, successivamente, i piccoli squali vengono liberati all'interno di un'Area Marina Protetta.

Per lui quella liberazione rappresenta il futuro che dovremmo costruire: più Aree Marine Protette, una tutela più efficace e una maggiore responsabilità collettiva verso gli oceani.

«Abbiamo assolutamente bisogno di proteggere più mare, e dobbiamo farlo adesso.»

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Foto e intervista a cura dell’autore Marco Spinelli per la Fondazione MEDSEA.

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