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NaTour4CChange, presentati a Cagliari i risultati finali: un piano per proteggere le coste del nord est Sardegna e ripensare la comunicazione turistica

Presentati a Cagliari i risultati del progetto europeo NaTour4CChange. Il direttore dell’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo, Leonardo Lutzoni, ha illustrato il piano locale di adattamento climatico e le tre soluzioni basate sulla natura selezionate per il territorio, con Cala Brandinchi come sito prioritario di intervento. Accanto alle misure ambientali, la Fondazione MEDSEA ha sviluppato una strategia di marketing e comunicazione per coinvolgere visitatori e operatori turistici nella resilienza climatica della destinazione.

NaTour4CChange, i risultati del progetto presentati a Cagliari
Dalla conoscenza dei rischi climatici alle soluzioni per proteggere le coste, passando per un nuovo approccio alla comunicazione turistica. È il percorso tracciato dal progetto europeo NaTour4CChange, i cui risultati sono stati presentati l’8 ottobre 2026 a Cagliari, durante l’incontro “Adattamento ai cambiamenti climatici del turismo costiero. L’esperienza del progetto NaTour4CChange”, organizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna presso la Biblioteca Regionale “Grazia Deledda”.

L’iniziativa ha rappresentato un momento conclusivo di restituzione del lavoro svolto per integrare l’adattamento ai cambiamenti climatici nelle politiche di gestione delle destinazioni turistiche costiere.

Dopo l’apertura dei lavori con gli assessori regionali Rosanna Laconi, per la Difesa dell’ambiente, e Franco Cuccureddu, per il Turismo, sono stati approfonditi i trend del turismo costiero in Sardegna, gli scenari climatici e il percorso di costruzione della strategia regionale di adattamento.
Particolare attenzione è stata dedicata ai piani d’azione locali sviluppati nelle due aree pilota sarde: l’Area Marina Protetta Capo Carbonara, presentata dalla direttrice Valeria Masala, e l’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo, illustrata dal direttore Leonardo Lutzoni.

Tavolara, un piano di adattamento che parte dalle vulnerabilità del territorio
Nel suo intervento, Leonardo Lutzoni ha illustrato il percorso che ha portato alla definizione della strategia e del piano d’azione locale per l’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo.
Il lavoro ha tradotto gli indirizzi della Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici in una pianificazione specifica per il territorio, attraverso l’analisi dei rischi, la valutazione delle vulnerabilità ambientali ed economiche e il coinvolgimento delle amministrazioni di Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro, delle autorità competenti e degli operatori locali.

L’analisi climatica, basata anche sui dati delle stazioni meteorologiche ARPAS, ha evidenziato fenomeni di crescente pressione sui sistemi costieri: aumento delle temperature, riscaldamento del Mediterraneo, innalzamento del livello del mare e maggiore vulnerabilità agli eventi meteomarini.
L’analisi multitemporale delle spiagge ha inoltre documentato arretramenti della linea di riva fino a 10-15 metri nei grandi sistemi sabbiosi di La Cinta, Lu Impostu e Porto Taverna, particolarmente evidenti negli ultimi quindici anni.
A questi fenomeni si sommano le pressioni legate alla frequentazione turistica, al transito nelle aree retrodunali e alla frammentazione degli habitat, che riducono la capacità naturale delle coste di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Cala Brandinchi, tre soluzioni basate sulla natura per l’adattamento climatico
Tra le aree analizzate, il sistema costiero di Cala Brandinchi – Lu Impostu, nel Comune di San Teodoro, è stato individuato come uno degli ambiti più vulnerabili e strategici per l’economia turistica locale.
Nel 2025 San Teodoro ha registrato oltre 187.000 arrivi e un milione di presenze turistiche, con l’86% dei pernottamenti concentrato tra giugno e settembre. Numeri che confermano quanto la pressione stagionale rappresenti una componente centrale nella gestione degli ecosistemi costieri.

Il piano locale ha portato alla selezione di tre soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions, NbS), tra loro complementari.

La prima riguarda la rinaturalizzazione e l’ingegneria ecologica del cordone dunale, attraverso il ripristino della vegetazione autoctona, la chiusura degli accessi non regolamentati e l’utilizzo di strutture naturali per favorire l’accumulo della sabbia e contrastare l’erosione.

La seconda è dedicata alla gestione adattiva della Posidonia oceanica spiaggiata e al riequilibrio del bilancio sedimentario, valorizzando il ruolo che i depositi naturali di posidonia svolgono nella protezione delle spiagge e nella conservazione della sabbia.

La terza riguarda la gestione sostenibile dei flussi turistici, attraverso la regolamentazione degli accessi, l’organizzazione dei percorsi e la riduzione della pressione antropica sugli habitat più vulnerabili.
Tra le tre misure, la rinaturalizzazione del sistema dunale di Cala Brandinchi è stata individuata come azione prioritaria del piano. L’intervento proposto interessa un fronte costiero di circa 700 metri e una superficie di 10.000 metri quadrati, con un investimento iniziale stimato tra 1,5 e 2 milioni di euro.

Lo studio di fattibilità propone inoltre la creazione di un Fondo Ambientale locale, alimentato da una quota degli introiti legati alla fruizione turistica, per sostenere nel tempo la manutenzione e il monitoraggio degli interventi.
Le tre soluzioni rispondono a una visione integrata dell’adattamento: ripristinare gli ecosistemi, valorizzarne i processi naturali e gestire la presenza dei visitatori, affinché la tutela ambientale diventi parte integrante della gestione turistica.

Il contributo di MEDSEA: dalla promozione alla comunicazione come strumento di adattamento

Accanto alla strategia ambientale, il progetto ha affrontato una questione altrettanto importante: come comunicare una destinazione turistica che deve adattarsi ai cambiamenti climatici, gestire la pressione dei visitatori e proteggere il proprio capitale naturale?
Su questo tema si è concentrato il contributo della Fondazione MEDSEA, che ha sviluppato il piano di marketing e comunicazione climatica per il sito pilota di Cala Brandinchi – Lu Impostu.

Il principio alla base della strategia è un cambio di prospettiva: non utilizzare la comunicazione per aumentare la domanda turistica, ma per gestire le aspettative, favorire la comprensione delle misure di tutela e orientare i comportamenti dei visitatori.
Dalla promozione all’attivazione, quindi. Dalla spiaggia raccontata come una cartolina alla spiaggia presentata come un ecosistema vivo, vulnerabile e da rispettare.

La proposta parte da una considerazione: le immagini con cui vengono promosse le destinazioni costiere mostrano spesso spiagge deserte, acque turchesi e paesaggi incontaminati, senza raccontare le dinamiche ambientali che rendono possibile quella bellezza e le regole necessarie per conservarla.
Nel caso di Cala Brandinchi, frequentemente descritta come la “piccola Tahiti”, questo racconto rischia di alimentare aspettative poco realistiche rispetto a un sito naturale caratterizzato da accessi contingentati, dune in ripristino e presenza stagionale di Posidonia oceanica spiaggiata.
Il piano MEDSEA propone quindi di cambiare registro, spiegando ai visitatori non soltanto quali comportamenti adottare, ma soprattutto perché sono importanti.
La posidonia spiaggiata, ad esempio, non deve essere raccontata come un problema di pulizia, ma come una componente naturale dell’ecosistema che contribuisce alla protezione della costa. Allo stesso modo, passerelle, staccionate e accessi regolamentati non rappresentano semplicemente limitazioni, ma strumenti per preservare la spiaggia dall’erosione e dal degrado.

Cosa raccontano 500 recensioni dei visitatori
Per comprendere meglio la percezione della destinazione, MEDSEA ha analizzato 500 recensioni pubbliche su Tripadvisor relative a Cala Brandinchi, raccolte tra giugno 2022 e luglio 2026 e classificate attraverso 14 temi.
L’analisi mostra un divario significativo tra le questioni ambientali e gli aspetti che dominano l’esperienza raccontata dai visitatori.

L’84,8% delle recensioni affronta temi legati alla gestione della visita, come prenotazioni, prezzi, parcheggi, affollamento e servizi. Soltanto l’8,8% contiene riferimenti all’ambiente e appena il 2,4% menziona dune o erosione costiera.
Anche la percezione della posidonia emerge come un elemento critico: i depositi naturali vengono talvolta interpretati come una mancata pulizia della spiaggia, anziché come parte del suo equilibrio ecologico.

Il risultato suggerisce che la comunicazione ambientale non può essere affidata soltanto a campagne di sensibilizzazione separate dall’esperienza turistica, ma deve entrare nei canali e nei momenti in cui i visitatori cercano informazioni, prendono decisioni e valutano la propria esperienza.

 
Dal sito web alla spiaggia: cambiare la comunicazione nei diversi touchpoint
La strategia sviluppata da MEDSEA propone una serie di esempi concreti per adattare messaggi, contenuti e strumenti lungo l’intero visitor journey, il percorso che accompagna il turista dalla scelta della destinazione fino al ritorno a casa.
Il primo ambito riguarda i canali digitali, a partire dal sito ufficiale e dalle informazioni disponibili su Google e sui social media.

Una pagina dedicata a Cala Brandinchi, ad esempio, dovrebbe mettere in evidenza già prima della visita il sistema di prenotazione, le modalità di accesso, le alternative di mobilità e le caratteristiche naturali della spiaggia. Le immagini dovrebbero restituire una rappresentazione realistica del luogo, comprese le dune, la posidonia e le infrastrutture di tutela, evitando di alimentare aspettative basate esclusivamente sull’immagine di una spiaggia deserta.

Nei sistemi di prenotazione e nelle email di conferma, le informazioni pratiche possono essere accompagnate da brevi spiegazioni sul valore delle misure di conservazione.
Una volta arrivati a destinazione, il piano propone di intervenire nei parcheggi, agli ingressi e lungo i percorsi attraverso una segnaletica capace di orientare i comportamenti senza ricorrere esclusivamente ai divieti.
Tra gli esempi elaborati figurano tre prototipi di nudging, piccoli stimoli che rendono più semplice e desiderabile il comportamento corretto.
Un punto fotografico collocato lungo il percorso autorizzato, accompagnato dal messaggio “La vista migliore è da qui”, può incoraggiare i visitatori a scattare fotografie senza attraversare le dune.

Un percorso guidato, con indicazioni positive come “Questa è la strada giusta”, può rafforzare il rispetto delle passerelle e dei sentieri.
Un pannello dedicato al ripristino dunale, con il messaggio “Qui nasce una nuova duna”, può rendere visibile un processo naturale che richiede tempo, mostrando come un’area apparentemente spoglia possa trasformarsi progressivamente in un habitat rigenerato.
Anche le recensioni online diventano un’occasione di comunicazione: rispondere a un commento negativo sulla presenza della posidonia, ad esempio, permette di spiegare il suo ruolo ecologico e correggere percezioni errate.
L’obiettivo è integrare la tutela ambientale nei punti di contatto che già esistono, senza creare necessariamente nuovi canali di comunicazione.

Gli operatori turistici come ambasciatori della resilienza
Un altro elemento centrale del piano MEDSEA è il coinvolgimento diretto degli operatori turistici.
La strategia prevede un programma di Local Ambassador rivolto a concessionari balneari, strutture ricettive, guide, operatori nautici, personale dei parcheggi, punti informativi e addetti all’accoglienza.
Sono infatti questi soggetti a entrare quotidianamente in contatto con i visitatori e a poter spiegare, con un linguaggio semplice e coerente, le ragioni delle misure di tutela.
Il programma propone attività formative dedicate all’ecologia costiera, alle soluzioni basate sulla natura e agli strumenti di comunicazione, accompagnate da un toolkit condiviso di messaggi, FAQ, materiali informativi e indicazioni per la gestione delle recensioni.

La strategia si articola intorno a tre pilastri — Proteggi, Rispetta, Partecipa — e a cinque inviti all’azione: restare sui percorsi autorizzati, rispettare la posidonia, pianificare la visita e accettare i limiti di accesso, lasciare spazio alla rigenerazione naturale e condividere responsabilmente l’esperienza.
Il messaggio che sintetizza il piano è “Vivila. Rispettala. Proteggila.”

Un piano operativo per misurare i comportamenti, non soltanto la visibilità
Il lavoro sviluppato da MEDSEA comprende una strategia di comunicazione e marketing climatico, una roadmap operativa articolata in 12 azioni e un sistema di indicatori per monitorare i risultati.

Le attività proposte comprendono l’aggiornamento dei canali informativi ufficiali, la definizione di messaggi condivisi, la formazione degli operatori, la sperimentazione della segnaletica comportamentale e l’analisi periodica delle percezioni dei visitatori.
La differenza rispetto a un piano di comunicazione tradizionale riguarda anche la misurazione dei risultati.
Non soltanto visualizzazioni, copertura dei contenuti o interazioni digitali, ma indicatori capaci di verificare se i messaggi contribuiscono effettivamente a modificare i comportamenti: riduzione degli attraversamenti fuori sentiero, rispetto delle aree di ripristino, maggiore comprensione del ruolo della posidonia e delle misure di accesso, evoluzione dei temi presenti nelle recensioni.
Il piano propone quindi di considerare la comunicazione come parte integrante della gestione della destinazione e degli interventi di adattamento climatico, con azioni da sperimentare, valutare e aggiornare nel tempo.
L’incontro di Cagliari ha rappresentato un momento conclusivo di restituzione dei risultati di NaTour4CChange in Sardegna e di confronto sulle prospettive di attuazione delle strategie regionali e locali.
La tavola rotonda dedicata ai prossimi passi ha coinvolto rappresentanti della Regione e delle autonomie locali, ponendo al centro la necessità di integrare l’adattamento climatico nella pianificazione territoriale e nelle politiche turistiche.
Per l’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo, il percorso ha prodotto un quadro di conoscenze, priorità e proposte operative che potrà orientare le future scelte di gestione, a partire dalla rinaturalizzazione del sistema dunale di Cala Brandinchi.
Il contributo di MEDSEA aggiunge a questa prospettiva una dimensione complementare: la necessità di accompagnare gli interventi ambientali con una comunicazione capace di renderli comprensibili, condivisi e sostenuti dai comportamenti di visitatori e operatori.

La resilienza climatica di una destinazione non dipende soltanto dagli interventi realizzati sul territorio, ma anche dalla capacità di cambiare il modo in cui quel territorio viene raccontato, vissuto e rispettato. È in questa integrazione tra tutela degli ecosistemi, gestione turistica e comunicazione che si colloca uno dei principali risultati del percorso NaTour4CChange.
 

scarica la presentazione del dott. Lutzoni

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