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Greg Lecoeur. La fotografia per raccontare un oceano che cambia

Per Greg Lecoeur il mare non è mai stato soltanto un soggetto da fotografare. Esploratore, fotografo naturalista e narratore del mondo marino, ha trasformato una passione coltivata fin dall'infanzia in una missione di vita: documentare la straordinaria bellezza dell'oceano e, allo stesso tempo, la sua crescente fragilità.
Dal Mediterraneo alle grandi migrazioni marine, il suo lavoro racconta ecosistemi in continua trasformazione, ricordandoci quanto sia sottile l'equilibrio che sostiene la vita negli oceani.

Il mare come scelta di vita
La relazione di Lecoeur con il mare affonda le radici nell'infanzia, quando trascorreva il suo tempo libero navigando e immergendosi nelle acque del Mediterraneo. Ma fu un incontro specifico, circa venticinque anni fa, a segnare una svolta decisiva.
«Un grande gruppo di globicefali si avvicinò alla barca. Una trentina di individui si fermarono a riposare davanti a noi e restammo alla deriva insieme per diversi minuti. Fu un incontro magico, fuori dal tempo».
Da quell'esperienza nacque il desiderio di acquistare la sua prima macchina fotografica per immortalare i momenti magici che viveva in mare. Ma la decisione di dedicarsi completamente all'oceano arrivò più tardi, nel 2011, come risultato di una consapevolezza maturata lentamente nel tempo. Non fu una fuga da qualcosa, ma una scelta consapevole verso ciò che considerava essenziale.

«Avevo costruito una vita di successo sulla carta, ma mi sentivo distante da ciò che davvero mi animava. Ogni volta che tornavo al mare provavo un senso di armonia e di scopo. A un certo punto il contrasto è diventato impossibile da ignorare».
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Dalla meraviglia alla testimonianza

All'inizio della sua carriera, «i miei primi scatti erano guidati dalla fascinazione e dall'estetica», afferma Lecoeur.

Con il tempo, però, il suo sguardo si è fatto più profondo. Le esplorazioni, gli incontri ravvicinati con la fauna marina e l'osservazione diretta dei cambiamenti ambientali lo hanno portato a comprendere quanto gli ecosistemi oceanici siano vulnerabili.

«Più esploravo, più comprendevo la fragilità dell'oceano. Gli incontri diventavano più intimi, a volte più profondi. Vedere l'inquinamento, gli ecosistemi degradati, le barriere coralline silenziose o l'assenza di vita dove un tempo prosperava ti costringe a fare un passo indietro». Continua l’autore: «A un certo punto ho capito che la sola bellezza non bastava. Il mio lavoro doveva avere un significato, doveva testimoniare ciò che stava accadendo».

Oggi, per Greg Lecoeur l'oceano non è solo una fonte di ispirazione, ma un sistema vivente che richiede attenzione, rispetto e protezione.

Nel suo lavoro, emerge spesso il rapporto tra esseri umani e oceano, riferendosi a una relazione che necessita di essere ricostruita:

«Questa tensione non riguarda semplicemente un conflitto, ma una questione di equilibrio. Facciamo tutti parte dello stesso sistema vivente, eppure spesso ci comportiamo come se ne fossimo separati. Ricostruire questa connessione è, a mio avviso, uno dei passi più importanti per proteggere l'oceano».

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Il premio National Geographic’s Nature Photographer of the Year

Tra i fenomeni che Lecoeur ha documentato più a lungo c'è la migrazione di sardine, nota come “Sardine Run”, una delle più spettacolari migrazioni marine del pianeta. Osservando e studiando il fenomeno nel corso degli anni, l’autore ha percepito cambiamenti che non sempre sono immediatamente visibili.

La sua straordinaria fotografia che ritrae una migrazione di sardine lo ha reso National Geographic’s Nature Photographer of the Year nel 2016.

«La migrazione delle sardine è diventata più fragile e meno prevedibile. L'equilibrio che sostiene questo fenomeno appare sempre più delicato: i cambiamenti climatici e la pesca eccessiva hanno ridotto le popolazioni, con effetti che si propagano lungo tutta la catena alimentare. Meno sardine significano meno predatori, meno grandi aggregazioni di fauna marina, una progressiva perdita di abbondanza e, in definitiva, meno biodiversità.»

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Oltre l'estetica: il ruolo della fotografia nella conservazione

«La meraviglia è il punto di partenza: cattura l'attenzione e suscita emozione. Ma il vero impatto arriva dopo».

Lecoeur è convinto che la fotografia possa contribuire alla conservazione solo se riesce ad andare oltre la semplice dimensione estetica. Da sola non può cambiare il mondo, ma può influenzare il modo in cui percepiamo la realtà. E le percezioni, a loro volta, influenzano le decisioni.

Ma afferma: «Siamo circondati da un numero enorme di fotografie spettacolari. Specie che un tempo erano difficili da osservare oggi sembrano sempre a portata di mano. Questo può creare l'illusione di un oceano in salute», riferendosi con preoccupazione all'eccesso di immagini che caratterizza l'era dei social media.

Sostiene infatti che una fotografia dovrebbe conservare il proprio valore di testimonianza autentica: un frammento di realtà capace di raccontare non solo la bellezza, ma anche il contesto in cui quella bellezza esiste.

Aree Marine Protette e la sfida del 30x30

Guardando all'obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, Lecoeur non ha dubbi sul ruolo fondamentale delle Aree Marine Protette:

«Laddove vengono gestite in modo efficace, vediamo già i risultati: gli ecosistemi si rigenerano, la biodiversità aumenta e la resilienza ritorna».

Proteggere una parte significativa degli oceani non significa limitare le attività umane, ma garantire che il mare continui a sostenere la vita, compresa la nostra. Tuttavia, spesso tendiamo ad agire soltanto quando le conseguenze ci colpiscono direttamente.

È proprio per questo che le immagini, secondo le parole del fotografo, continuano ad avere un ruolo essenziale: aiutarci a vedere ciò che sta cambiando prima che scompaia definitivamente.

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Photos: Greg Lecoeur

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