A seguito del successo ottenuto con il primo progetto di riforestazione marina realizzato a Malta lo scorso anno, è stata appena completata una seconda attività di trapianto al largo del sito Natura 2000 di Qawra. Coordinata nuovamente dal team italiano della Fondazione MEDSEA, in collaborazione con l’Università di Malta, questa nuova fase ha riguardato il ripristino di ulteriori 200 m² di prateria di Posidonia oceanica, attraverso la messa a dimora di 208 moduli di trapianto, accuratamente selezionati da esemplari sradicati naturalmente e per un totale complessivo di 330 m² di prateria marina ripristinata.
Questo nuovo traguardo consolida il lavoro avviato durante il primo intervento di trapianto realizzato nel 2024, quando circa 2.400 talee furono introdotte in aree degradate, compromesse soprattutto dalla nautica da diporto. All’inizio dell’estate, nel mese di giugno, il team ha condotto il primo monitoraggio scientifico per valutare il successo di quell’intervento pionieristico. I risultati sono stati molto incoraggianti: circa il 90% delle piante trapiantate è rimasto stabile sul fondo, un chiaro indicatore della resilienza dell’intervento e un segnale promettente per il futuro del ripristino delle praterie marine nelle acque maltesi.
Come per la prima attività, il progetto è coordinato dalla Fondazione MEDSEA, con sede a Cagliari (Sardegna), e beneficia della collaborazione con la Fondation de la Mer, fondazione francese impegnata nella tutela della biodiversità nel Mediterraneo. L’iniziativa è sostenuta economicamente dal gruppo CMA CGM S.A., compagnia di trasporto marittimo globale con sede a Marsiglia, che ha affidato a MEDSEA la supervisione di progetti di ripristino degli ecosistemi marini, tra cui quelli di Malta, dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara in Sardegna e della baia di Gökova, in Turchia.
A livello locale, il lavoro è stato svolto in stretta collaborazione con l’Oceanography Malta Research Group (OMRG) del Dipartimento di Geoscienze, Facoltà di Scienze dell’Università di Malta. L’attività, autorizzata dalla Environment and Resources Authority (ERA) come azione di conservazione per la tutela degli habitat marini maltesi, è stata supportata scientificamente dal Prof. Alan Deidun, Ambasciatore dell’Oceano di Malta. Le operazioni in mare sono state condotte da RSO Alessio Marrone, con il supporto delle tirocinanti Laura Prieto e Katiuscia Petrosillo, che hanno lavorato a stretto contatto con i ricercatori e tecnici di MEDSEA durante le fasi di trapianto.

Il team MEDSEA e quello maltese al lavoro nella baia di Qawra per le attività di riforestazione
L’importanza ecologica della Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo, non può essere sottovalutata. Habitat prioritario ai sensi delle direttive europee, svolge un ruolo fondamentale nella produzione di ossigeno, nella cattura di CO₂, nel mantenimento della qualità delle acque, nel fornire rifugio a numerose specie marine e nel proteggere le coste dall’erosione.
Tuttavia, questo ecosistema continua a essere minacciato da attività umane come l’ancoraggio, la navigazione da diporto e la pesca a strascico illegale, che ne hanno causato un diffuso declino in tutto il bacino mediterraneo.
«Questa pianta cresce molto lentamente, con tempi di recupero estremamente lunghi» spiega Francesca Frau, biologa marina e coordinatrice del progetto per MEDSEA. «Per questo motivo, come MEDSEA lavoriamo per proteggere e conservare questo habitat anche attraverso interventi di ripristino delle aree danneggiate come questo, attività definite di restauro attivo, che mirano a facilitare e accelerare il naturale processo di recupero di un habitat cruciale per la salute e l’equilibrio dell’ecosistema marino».
Il Prof. Deidun ha sottolineato l’importanza dei risultati del monitoraggio, evidenziando come dimostrino la fattibilità di questo tipo di interventi nelle acque maltesi. «I positivi tassi disopravvivenza del primo trapianto ci danno fiducia per ampliare queste azioni. Questa seconda fase rappresenta un passo importante nella tutela del nostro patrimonio sottomarino. Oltre a proteggere questi siti dal disturbo, interventi di restauro come questo rappresentano una delle migliori soluzioni naturali per contrastare le emissioni di CO₂,permettendoci al contempo di valorizzare l’ampio spettro di servizi ecosistemici offerti dallaPosidonia: dalla produzione di ossigeno e la depurazione delle acque, alla protezione costierae al sostegno della biodiversità».
Le attività di monitoraggio continueranno nei prossimi mesi per garantire la sopravvivenza ela crescita di questo nuovo giardino sottomarino in espansione. Questi sforzi rappresentanonon solo un traguardo nella gestione ambientale locale, ma anche un investimentolungimirante nelle soluzioni basate sulla natura per affrontare il cambiamento climatico eassicurare i servizi essenziali che le praterie di Posidonia forniscono alle società mediterranee.
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