
I team di MEDSEA (Italia), HCMR (Grecia) e IME-OBSAM (Spagna) hanno presentato i risultati dei monitoraggi condotti nei quattro siti pilota del progetto — Capo Testa–Punta Falcone, Atzikiari Bay, Cala Blanca e Panzano Bay — condividendo dati su biodiversità, stato di salute delle praterie e progressi nel trapianto di nuovi nuclei di Posidonia oceanica.
Il dialogo si è poi spostato sul tema della valorizzazione economica degli ecosistemi marini. Durante la Peer Learning Session guidata da Bax Innovation e Ecoacsa, la keynote di Ece Özdemiroglu (CEO di EFTEC) ha analizzato come strumenti di mercato — dai crediti di carbonio ai crediti di biodiversità — possano generare valore per gli ecosistemi, a patto di garantire regole chiare e trasparenza.
Il confronto ha preso spunto dal rapporto elaborato da Ecoacsa ed EY Denkstatt Bulgaria, con il contributo di Plan Bleu, The Green Tank e di tutti i partner, che mappa per la prima volta le opportunità di investimento nel restauro delle praterie di Posidonia nel Mediterraneo. Il documento progettato per la divulgazione pubblica, mostra come il ripristino ecologico possa tradursi in valore economico, sociale e ambientale misurabile.


La settimana si è conclusa il 10 ottobre a Trieste, dove il progetto è stato ospite della Barcolana 57, grazie alla collaborazione con il Comune di Monfalcone.
Lo stand ARTEMIS, allestito al Barcolana Village, è diventato un punto d’incontro per appassionati del mare e velisti, molti dei quali hanno potuto scoprire per la prima volta il ruolo cruciale della Posidonia oceanica per la salute degli ecosistemi marini.
Durante la manifestazione, si è svolto il talk moderato da MEDSEA insieme ai velisti Loris Plet e Giulia Leghissa, sotto il motto “Chi ama il vento, protegge il mare”.
Un momento di dialogo tra sport e tutela ambientale che ha ribadito la necessità di maggiore consapevolezza sul valore delle praterie sommerse, habitat che in pochi secondi possono essere distrutti da un’ancora ma che impiegano secoli a rigenerarsi.
Loris Plet direttore generale dello Yacht Club Monfalcone ha portato la sua testimonianza personale, raccontando che spesso chi vive il mare non conosce a pieno il valore dei suoi habitat. Nel suo caso, solo dopo aver accompagnato dei ricercatori per lo studio delle fanerogame marine, ammette di aver capito meglio il valore di questi ecosistemi, da qui l’impegno per ridurre al minimo gli impatti nella preparazione dei campi boe durante le regate e le competizioni sportive in mare. Giulia Leghissa, velista ed educatrice, ha descritto come l’impegno verso la sostenibilità e protezione del mare, efficace solo quando circoscritto in piccoli gruppi. Ad esempio, ha suggerito Leghissa, una buona pratica potrebbe essere quella di formare dei capi squadra per ogni team velico che diventino a tutti gli effetti, dei referenti ed educatori sui temi della sostenibilità e della protezione del mare..
La Fondazione ha guidato il confronto tra partner e istituzioni, curando anche la narrazione del progetto verso cittadini, imprese e comunità di velisti, con un messaggio chiaro: proteggere la Posidonia significa investire nel futuro del Mediterraneo.
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