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L’impatto del ciclone “Harry” sulle coste sarde

A pochi giorni dal passaggio del ciclone “Harry”, Alessio Satta, esperto e ricercatore della Fondazione MEDSEA, fa il punto sulla situazione delle spiagge sarde, con un focus non tanto sulla conta dei danni, quanto sulle cause e sulla vulnerabilità del sistema costiero.

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La Sardegna possiede una delle più ampie estensioni costiere d’Italia, con circa 2700 km di costa e 291 spiagge censite. Secondo i dati disponibili, oltre una ventina di queste risultano in condizioni altamente critiche, soprattutto a causa dell’intervento umano: si tratta in prevalenza di spiagge urbanizzate e fortemente antropizzate, dove opere rigide e infrastrutture hanno ridotto la naturale capacità di adattamento della costa.

Nelle ultime settimane di Gennaio, i venti di scirocco e un forte sistema di bassa pressione ha generato il ciclone Harry, che ha attraversato prima la Sicilia e poi ha colpito in modo significativo le coste più esposte della Sardegna, in particolare il Golfo di Cagliari (da Cagliari a Domus de Maria) e la costa orientale (Sarrabus e Ogliastra). In alcune aree sono state registrate onde superiori ai quattro metri, che hanno provocato inondazioni costiere e trasporto massiccio di sedimenti.


IL RUOLO CRUCIALE DELLE DUNE 
Quando una spiaggia conserva un sistema naturale completo — in particolare dune funzionanti e un’area retrodunale libera — la natura può ricostruire gradualmente l’equilibrio e la spiaggia riesce a riprendersi da sola. Dove invece la duna è assente o bloccata da barriere rigide e infrastrutture, i danni risultano molto più gravi e spesso difficili da recuperare. Nella spiaggia del Poetto, ad esempio, gli interventi di protezione e ripristino delle dune hanno contribuito a contenere i danni, mentre nelle zone prive di difese naturali l’erosione ha colpito stabilimenti e strutture in modo più pesante.

D’altra parte, il legame tra eventi estremi come questo e il cambiamento climatico è sempre più evidente. Secondo Alessio Satta, “il mare è la benzina delle tempeste”: l’aumento della temperatura del Mediterraneo (mediamente di 1-2 gradi) provoca eventi più energetici, aumentando evaporazione, vapore acqueo e intensità delle mareggiate. In particolare, quando le onde si combinano con la cosiddetta onda di tempesta (innalzamento temporaneo del livello del mare), l’impatto sulla costa diventa molto più distruttivo.


UN EVENTO ISOLATO?
Eventi come “Harry” non devono essere considerati isolati. Potrebbero verificarsi infatti meno frequentemente ma con maggiore intensità, e la tendenza al riscaldamento del mare non lascia prevedere un’inversione a breve. Per questo, come Fondazione MEDSEA ci occupiamo di sensibilizzare cittadini e Comuni sull’importanza di attivarsi ed essere consapevoli del problema, invitando a riflettere su una gestione costiera più consapevole, basata sulla prevenzione, sulla protezione dei sistemi dunali e su interventi che rispettino la resilienza naturale delle spiagge.

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