Previous Next

Egidio Trainito: imparare a guardare il mare oltre la bellezza

Da oltre cinquant’anni, Egidio Trainito osserva il mare attraverso l’obiettivo. Fotografo naturalista, esperto di sviluppo turistico sostenibile e impegnato in progetti di conservazione nelle Aree Marine Protette, ha dedicato la sua vita a raccontare gli ecosistemi marini e le relazioni che li rendono così straordinari.

Ma il suo lavoro non si limita a documentare la bellezza del Mediterraneo. Al contrario, Trainito cerca di restituire una visione più complessa della natura, fatta di equilibri invisibili, fragilità e trasformazioni spesso difficili da percepire.
Image

Uno sguardo che continua a cambiare

Nel corso della sua lunga carriera, il modo di osservare il mondo è cambiato insieme alla fotografia stessa. Dagli esordi in bianco e nero, sviluppando e stampando personalmente le immagini, fino all’era digitale, ogni fase ha lasciato un segno nel suo approccio.

«Ho iniziato cinquant’anni fa lavorando in bianco e nero e stampando da solo. È stata una scuola fondamentale», racconta. «Poi sono passato alla diapositiva, che ti costringeva a costruire l’immagine già nello scatto. A un certo punto però è cambiato tutto: il mondo, il modo di viaggiare, il contesto in cui si produce fotografia. E questo ha inevitabilmente cambiato anche il mio sguardo».

Oggi ciò che continua a guidarlo è la ricerca di una prospettiva diversa, libera dagli schemi abituali. «Cerco ancora uno sguardo da alieno, non da uomo», spiega. «Anche in un luogo visto mille volte mi chiedo perché quell’immagine non l’abbia mai vista prima. Non è dove vai, è come guardi».

Image

Negli ultimi anni, la sua attenzione si è spostata sempre più dalle singole specie alle relazioni che le legano tra loro. Un cambiamento che riflette anche l’evoluzione delle conoscenze scientifiche sugli ecosistemi.

«Mi interessa osservare le relazioni, non i singoli organismi», afferma. «Anche solo due organismi che vivono insieme aprono domande enormi. Quello che vediamo come un individuo è spesso il risultato di relazioni costruite in milioni di anni».

Per Trainito, questa prospettiva cambia radicalmente il modo di interpretare il mare. Gli ecosistemi non sono composti da elementi isolati, ma da sistemi complessi e interdipendenti, dei quali conosciamo ancora solo una piccola parte.

Oltre la rappresentazione estetica

In un’epoca in cui il mare viene spesso raccontato attraverso immagini spettacolari e rassicuranti, l’autore ritiene che la fotografia debba assumersi una responsabilità più ampia.

«Se mostriamo solo la parte estetica, alimentiamo una percezione distorta», osserva. Le immagini, secondo lui, dovrebbero rendere visibile anche ciò che normalmente resta nascosto: il degrado, la perdita di biodiversità, gli habitat danneggiati.

Per questo, accanto ai paesaggi e alle specie marine, nel corso degli anni ha costruito un archivio di immagini che documentano le ferite inflitte agli ecosistemi. Una scelta consapevole, nata dall'esigenza di raccontare la realtà nella sua interezza.

Image

Un cambiamento sempre più evidente

Le trasformazioni in atto negli ecosistemi marini sono oggi sotto gli occhi di tutti. Cambiamento climatico, eventi estremi e sistemi naturali sottoposti a pressioni crescenti stanno modificando profondamente il Mediterraneo e gli oceani.

Eppure, secondo Trainito, il problema non è soltanto ambientale.

«Il cambiamento è evidente, ma spesso non viene percepito nella sua reale portata», spiega. «Il problema più grande è la distanza tra ciò che raccontiamo e ciò che accade davvero».

Una distanza che si riflette anche nelle politiche di conservazione, spesso subordinate a interessi economici e modelli di sviluppo difficili da conciliare con la tutela degli ecosistemi.

Tempi della natura, tempi dell’uomo

Tra i temi che Trainito documenta con maggiore attenzione c’è quello legato a Savalia savaglia, il cosiddetto corallo dorato del Mediterraneo. Si tratta di un organismo straordinario, capace di vivere per secoli o addirittura millenni, creando habitat complessi che ospitano numerose altre specie.

La sua vulnerabilità racconta in modo emblematico il rapporto tra attività umane e natura.

«Basta una lenza per distruggere tutto», osserva. «È lì che si vede davvero il rapporto tra tempi lunghissimi e impatti immediati».

Image

Il paragone che propone è particolarmente efficace: quando un’opera d’arte viene danneggiata, l’indignazione pubblica mobilita rapidamente risorse e interventi per il restauro. In natura, invece, ciò che viene distrutto spesso non può essere ricostruito.

«Non riusciamo a ricostruire ciò che distruggiamo», sottolinea. «Nonostante questo, non facciamo mai abbastanza per proteggere questi habitat».

Cosa possiamo imparare dal mare

Osservare il mare significa anche confrontarsi con modelli di convivenza molto diversi da quelli che caratterizzano le società umane.

«Nel mare osserviamo sistemi basati su relazioni ecologiche, non su gerarchie o controllo», spiega Trainito. «Sono equilibri costruiti nel tempo, fatti di interdipendenze».

Una lezione che invita all’umiltà. Nonostante i progressi tecnologici e scientifici, restano ancora innumerevoli aspetti degli ecosistemi marini che non comprendiamo pienamente. Per questo, sostiene, il primo passo dovrebbe essere imparare a osservare meglio ciò che abbiamo davanti.

Image

La sfida della conservazione

Rispetto agli obiettivi globali di protezione della biodiversità, come il target 30x30 che punta a tutelare il 30% di terre e mari entro il 2030, Trainito mantiene uno sguardo critico.

Pur riconoscendo l’importanza di esperienze positive – come il lavoro svolto in Montenegro per la protezione dei più importanti siti mediterranei di Savalia savaglia – teme che gli obiettivi quantitativi possano trasformarsi in semplici dichiarazioni di intenti.

«Il rischio è che il 30x30 diventi l’ennesima bandierina: qualcosa che si può dichiarare, ma che non cambia davvero le condizioni degli ecosistemi».

Perché la sfida della conservazione non riguarda soltanto numeri e percentuali. Riguarda il modo in cui scegliamo di guardare la natura e il valore che decidiamo di attribuirle. E forse, come suggerisce Trainito, il cambiamento più urgente è proprio imparare a osservare il mare non solo per la sua bellezza, ma per la complessità delle relazioni che lo rendono vivo.

Foto: Egidio Trainito

Ultime notizie