





Kerkini: Un lago artificiale altamente dinamico modellato dal fiume Strymon
Creato nel 1932, il Lago Kerkini è oggi un Sito Ramsar e una Zona di Protezione Speciale Natura 2000. Le sue dinamiche sono governate dal fiume Strymon, i cui apporti idrici variano drasticamente durante l’anno, generando oscillazioni del livello dell’acqua superiori ai 5 metri.
Queste variazioni modellano un mosaico di habitat che includono: settori profondi stabilmente allagati, margini bassi ricchi di vegetazione emergente e flottante, vaste zone soggette a cicli di esposizione-inondazione, alluvioni interne e depositi del Strymon e boschi ripariali di Salix e resti di foreste alluvionali.
Nonostante la regressione delle canne palustri, Kerkini rimane un habitat chiave per numerosi uccelli, tra cui il pellicano dalmata, e per molte specie ittiche e anfibie.
Kerkini è il sito pilota che ha intrapreso le prime misurazioni dirette dei flussi di carbonio in un lago in Grecia. Le campagne iniziali hanno prodotto risultati significativi:
– Aree profonde → forti sink di CO₂ (≈ –50 mg CO₂/m²·h).
– Zone basse permanentemente sommerse → moderata capacità di assorbimento (≈ –20 mg CO₂/m²·h).
– Zone a inondazione intermittente → forti emettitori (≈ 150 mg CO₂/m²·h).
– Aree esterne asciutte → emissioni più elevate (≈ 300 mg CO₂/m²·h).
Il fiume Strymon, con le sue torbidità elevate e la forte variabilità idrologica, costituisce un comparto funzionale a sé, con dinamiche di CO₂ estremamente variabili.
Le prossime campagne includeranno misure di metano, maggiore copertura stagionale e un approfondimento dei rapporti tra vegetazione, qualità dell’acqua e flussi di gas.
Kerkini è anche un paesaggio socio-ecologico vivo. Durante la visita i partner hanno osservato:
– i bufali d’acqua in un'azienda locale, parte integrante dei sistemi di pascolo,
– le colonie di pellicani dalmati, simbolo del parco,
– le interazioni tra agricoltura, zootecnia, gestione idrica e biodiversità.
Il ruolo di MEDSEA: modelli per Marceddì e una comunicazione chiara per il Mediterraneo
Questi elementi evidenziano la complessità del sito e mostrano come l’uso del suolo e i processi ecologici siano strettamente interconnessi.
All’interno di Wetland4Change, MEDSEA è responsabile dello studio e dell’applicazione dei modelli di carbon-sequestration e flood-regulation nel complesso lagunare di Marceddì – San Giovanni, il sito pilota italiano del progetto (come illustrato nell’articolo precedente).
Parallelamente, MEDSEA coordina anche le attività di comunicazione, un elemento che – con il progetto ormai oltre i due terzi del percorso – diventa cruciale.
Il lavoro di questi mesi è infatti orientato a tradurre risultati complessi in messaggi chiari, comprensibili e utili per enti pubblici, comunità locali, agricoltori, gestori e stakeholder, così da rendere accessibili le evidenze scientifiche e valorizzare le specificità di ogni sito pilota.
Una comunicazione solida e condivisa è essenziale per accompagnare la pubblicazione degli output finali e per assicurare che i risultati di Wetland4Change possano essere compresi, utilizzati e trasferiti ai territori del Mediterraneo.
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