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Quarto incontro Wetland4Change tra Salonicco e Kerkini: tre giorni di coordinamento tecnico e confronto sul campo

Quarto incontro dal vivo del meeting di progetto Wetland4Change a Salonicco, presso la sede di EKBY, tre giornate interamente dedicata al coordinamento tecnico tra i partner, inclusa la visita al Lago di kerkini con lo stakeholders engagement meeting. 
Con il progetto ormai oltre i due terzi del percorso, questa fase ha rappresentato un momento decisivo per: finalizzare la raccolta dati dei cinque siti pilota, chiudere i pending legati alle due soluzioni principali (sequestro di carbonio e regolamentazione delle alluvioni),  armonizzare metodologie e workflow tra partner scientifici e allineare i prossimi passi necessari per la validazione finale.

La mattina è stata dedicata alla revisione dei Tier 1–2–3  (“tiered system”), utilizzato a livello internazionale – e raccomandato dall’IPCC – per garantire coerenza scientifica, comparabilità e gradualità nella complessità dei dati necessari, per la valutazione del carbonio e all’avanzamento del modello idrologico per la regolazione delle inondazioni. Nel pomeriggio, due sessioni parallele hanno permesso ai gruppi di lavoro di consolidare dataset, verificare gaps e definire le priorità operative.
Una parte rilevante della giornata ha riguardato anche il Transfer Plan, che guiderà la traduzione dei risultati tecnici in prodotti concreti per policy-maker, gestori, comunità locali e stakeholder.
 
Il secondo giorno del meeting è proseguito sul campo, con una visita di un’intera giornata al Lake Kerkini National Park, il sito pilota greco e uno dei cinque del progetto.
Ospitati da EKBY – National Museum of Natural History Goulandris, i partner hanno potuto osservare direttamente uno degli ecosistemi d’acqua dolce più dinamici dell’area Euro-Mediterranea, e comprendere come le sue caratteristiche idrologiche, ecologiche e socio-economiche influenzino gli aspetti scientifici del progetto.

Insieme ai partner Wetland4Change, la visita ha coinvolto anche stakeholder locali, rappresentanti dell’Autorità di Gestione del Parco, cooperative agricole e istituzioni nazionali. Un’occasione preziosa per discutere di gestione idrica, agricoltura, biodiversità e delle implicazioni della GAEC 2, il nuovo standard della PAC (politiche agricole dell’EU) sulla protezione delle zone umide e delle torbiere.


Kerkini: Un lago artificiale altamente dinamico modellato dal fiume Strymon

Creato nel 1932, il Lago Kerkini è oggi un Sito Ramsar e una Zona di Protezione Speciale Natura 2000. Le sue dinamiche sono governate dal fiume Strymon, i cui apporti idrici variano drasticamente durante l’anno, generando oscillazioni del livello dell’acqua superiori ai 5 metri.

Queste variazioni modellano un mosaico di habitat che includono: settori profondi stabilmente allagati, margini bassi ricchi di vegetazione emergente e flottante, vaste zone soggette a cicli di esposizione-inondazione, alluvioni interne e depositi del Strymon e boschi ripariali di Salix e resti di foreste alluvionali.

Nonostante la regressione delle canne palustri, Kerkini rimane un habitat chiave per numerosi uccelli, tra cui il pellicano dalmata, e per molte specie ittiche e anfibie.

Kerkini è il sito pilota che ha intrapreso le prime misurazioni dirette dei flussi di carbonio in un lago in Grecia. Le campagne iniziali hanno prodotto risultati significativi:

Aree profonde → forti sink di CO₂ (≈ –50 mg CO₂/m²·h).
 Zone basse permanentemente sommerse → moderata capacità di assorbimento (≈ –20 mg CO₂/m²·h).
 Zone a inondazione intermittente → forti emettitori (≈ 150 mg CO₂/m²·h).
 Aree esterne asciutte → emissioni più elevate (≈ 300 mg CO₂/m²·h).

Il fiume Strymon, con le sue torbidità elevate e la forte variabilità idrologica, costituisce un comparto funzionale a sé, con dinamiche di CO estremamente variabili.

Le prossime campagne includeranno misure di metano, maggiore copertura stagionale e un approfondimento dei rapporti tra vegetazione, qualità dell’acqua e flussi di gas.

Kerkini è anche un paesaggio socio-ecologico vivo. Durante la visita i partner hanno osservato:

i bufali d’acqua in un'azienda locale, parte integrante dei sistemi di pascolo,
 – le colonie di pellicani dalmati, simbolo del parco,
 – le interazioni tra agricoltura, zootecnia, gestione idrica e biodiversità.

Il ruolo di MEDSEA: modelli per Marceddì e una comunicazione chiara per il Mediterraneo

Questi elementi evidenziano la complessità del sito e mostrano come l’uso del suolo e i processi ecologici siano strettamente interconnessi.

All’interno di Wetland4Change, MEDSEA è responsabile dello studio e dell’applicazione dei modelli di carbon-sequestration e flood-regulation nel complesso lagunare di Marceddì – San Giovanni, il sito pilota italiano del progetto (come illustrato nell’articolo precedente).

Parallelamente, MEDSEA coordina anche le attività di comunicazione, un elemento che – con il progetto ormai oltre i due terzi del percorso – diventa cruciale.

Il lavoro di questi mesi è infatti orientato a tradurre risultati complessi in messaggi chiari, comprensibili e utili per enti pubblici, comunità locali, agricoltori, gestori e stakeholder, così da rendere accessibili le evidenze scientifiche e valorizzare le specificità di ogni sito pilota.

Una comunicazione solida e condivisa è essenziale per accompagnare la pubblicazione degli output finali e per assicurare che i risultati di Wetland4Change possano essere compresi, utilizzati e trasferiti ai territori del Mediterraneo.

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