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Progetto REST-COAST, il modello MEDSEA contribuisce alla resilienza dei mari europei

Superare le pratiche tradizionali di ripristino delle aree marino-costiere e sviluppare un modello integrato a bassa produzione di carbonio, capace di guardare sistemicamente al legame che le coste mantengono con i sistemi fluviali. La Fondazione MEDSEA è parte di REST-COAST, il progetto Horizon 2020 dell’Unione Europea che mette insieme energie e competenze di 38 partner, coordinati dall’Università Politecnica di Catalogna.
 
Sono 9 i siti scelti dal progetto nei mari che toccano l’Europa, il Mediterraneo, l’Atlantico, il Mar Nero e il Mar Baltico. Qui la ritrovata connettività fra sistemi fluviali e aree costiere costituite da dune, zone umide e praterie di posidonia, andrà a migliorare la qualità dei servizi ecosistemici che questi ambienti possono garantire in termini di biodiversità, ricchezza degli stock ittici dedicati alla pesca e capacità di mitigare gli eventi atmosferici estremi causati dal cambiamento climatico.  

Non più una serie di interventi isolati che risolvano singole criticità, ma una visione organica dei territori minacciati dall’innalzamento delle temperature e del livello del mare, un approccio alla conservazione e alla gestione integrato che coinvolga gli stakeholder e comunità locali, insieme impegnati a trovare, con il linguaggio e le prassi della ricerca scientifica, una soluzione di lungo termine. “REST-COAST svilupperà un approccio sistemico al processo di adattamento delle aree costiere che si trova in linea con gli obiettivi posti dal Green Deal dell’Unione Europea”, ha affermato il professor Augustin Sanchez-Arcilla, coordinatore del progetto, durante il meeting di inaugurazione tenutosi in novembre a Barcellona. 

“REST-COAST poggia sulla filosofia delle nature-based-solutions, le soluzioni basate sull’uso sostenibile della natura per affrontare le sfide sociali, economiche e ambientali portate dalla crisi climatica”, spiega Francesca Frau, responsabile del progetto per la Fondazione MEDSEA. “È in linea con le direttive emerse dalla COP 26, e in generale con il nuovo modo di interpretare la lotta ai cambiamenti climatici. Il nostro ruolo all’interno del progetto sarà quello di fornire conoscenze e pratiche che abbiamo accumulato negli anni, operando in un contesto di insularità con i progetti MaristanisTuneUP e MedSeaGrass, sviluppati in Sardegna”.  

Progetti, questi, che mostrano quanto avanguardistico e d’ampio respiro possa essere un approccio integrato alla ristorazione e allo sviluppo sostenibile degli ambienti marino-costieri. Con Maristanis si è da poco giunti alla sottoscrizione del “Contratto di Costa”, un documento che riunisce undici comuni del golfo di Oristano, la Regione Sardegna, il Consorzio di Bonifica e la Provincia in un organo decisore che si è dato il compito di immaginare e costruire il futuro eco-sostenibile del golfo e delle importantissime zone umide che lo circondano. TuneUp, che ha il comune di Cabras e l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre come teatri, ha impegnato comunità giovanile in un processo partecipato che vuol innescare un coinvolgimento diretto, organico della popolazione nella gestione dei beni ambientali e dei servizi ecosistemici che ne derivano. Con MedSeaGrass, infine, MEDSEA sta procedendo al ripristino delle praterie di posidonia oceanica nella stessa Area Marina Protetta del Sinis, e a un modo di vivere la navigazione da diporto che sia compatibile con l’ecosistema marino.  
 
 

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