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MedArtSal, verso un futuro sostenibile delle saline del Mediterraneo

Ovunque tu vada, lungo i 46.000 chilometri di costa dei 22 paesi che circondano il Mar Mediterraneo, a un tratto vedrai spuntare all’orizzonte una bianca collina di sale. Omero la chiamava “sostanza divina”, i romani ne fecero addirittura moneta di scambio. Nei secoli, il sale ha ispirato culti e miti religiosi, innescato guerre (leggi la storia qui). “L’oro bianco" ha percorso infinite rotte di navigazione, collegando sponde e porti nella rete di relazioni che riconosciamo come patrimonio fondativo della nostra cultura. Ma soprattutto, le saline hanno preservato l’armonia fra uomo e ambiente, fra benessere e conservazione delle specie animali e vegetali. Hanno adornato la bellezza irripetibile dei nostri paesaggi.  

Come molte altre attività produttive tradizionali nel mondo, le saline mediterranee soffrono oggi per l'industrializzazione del processo di estrazione, mentre le centinaia specie che le abitano sono minacciate dall'urbanizzazione costiera. Tecniche e materiali artigiani, linguaggi e culture locali decadono e svaniscono. Così gli specchi d’acqua che in autunno si tingono di rosso, le specie rare e fragili come i fenicotteri, le avocette e i trampolieri che nidificano e svernano nelle aree di transizione delle zone umide. 

La Fondazione MEDSEA ha fatto della tutela e dello sviluppo sostenibile delle coste mediterranee la propria ragione d’esistere. Per questo abbiamo sposato con entusiasmo il progetto di cooperazione UE-Med MedArtSal, che si tradurrà nella creazione di un nuovo paradigma commerciale a beneficio delle saline artigianali. Ciò sta già avvenendo attraverso il rafforzamento di partenariati con i soggetti coinvolti nei settori della produzione e del turismo sostenibili, la promozione di collaborazioni a livello aziendale, sociale, ambientale, articolandole in un nuovo modello di governance. 

All’interno di MedArtSal, che ha impegnato numerosi partner in quattro diversi paesi, MEDSEA si è occupata delle saline italiane. Dopo due anni di analisi, programmazioni e dialogo abbiamo raccolto i primi risultati (leggi i progetti). Le saline di Cervia lavorano al ripristino e la creazione di nidi a favore della numerosa popolazione aviaria che vive nelle sue zone umide e, grazie all'acquisto di un apposito forno, alla produzione e vendita di un raffinatissimo sale affumicato.  

A Marsala, i fondi vengono utilizzati invece per ripristinare i tradizionali terrapieni che separano dal mare le saline di Ettore & Infersa. Le tecniche ingegneristiche si basano su un approccio di economia circolare e sulle antiche tradizioni costruttive, in particolare l'utilizzo di blocchi di tufo locale. Il progetto ha anche potuto recuperare i blocchi esistenti e completare il percorso con circa 10.000 nuovi. La sezione di terrapieno è stata ampliata con materiale recuperato dalla pulizia della cisterna, rendendo il terrapieno percorribile con veicoli elettrici. Il ripristino della passerella diventerà un percorso fruibile dai turisti da aprile a ottobre.  

Progetti simili sono stati sviluppati anche in Spagna, Tunisia e Libano. Ognuno secondo la sua storia, le sue esigenze, le sue prospettive. Tutti insieme ci siamo ritrovati a Tunisi il 24 e 25 marzo, per la fiera intitolata “Verso un futuro sostenibile delle nostre saline mediterranee”. Due splendidi, importantissimi giorni di festa e confronto che sono serviti a immaginare le prossime tappe di un lungo viaggio fra le sponde del Mare Nostrum dove si sollevano le bianche colline d’oro bianco, dove convivono ambiente, cultura e benessere.  

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Manuela Puddu

Ingegnere edile MEDSEA

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