I ricercatori del progetto Interreg Euro-MED ARTEMIS* fanno tappa in Sardegna: a Santa Teresa Gallura il confronto internazionale sul futuro delle praterie di Posidonia oceanica e dei Blue Credits
Una trentina di professionisti provenienti da Spagna, Francia, Grecia, Bulgaria, dalla municipalità di Monfalcone, da ISPRA e con la presenza di rappresentanti del Governo delle Baleari, si sono riuniti a Santa Teresa Gallura per il Consortium Meeting del progetto Interreg Euro-MED ARTEMIS.
L’incontro si è svolto presso l’Area Marina Protetta Capo Testa – Punta Falcone, sito pilota del progetto e partner associato, nella sala conferenza dell'Hotel La Contessa, coordinato dalla Fondazione MEDSEA, partner di progetto e ha rappresentato un momento chiave nell’ultimo semestre di attività, segnato da importanti azioni di trapianto di Posidonia oceanica nel Mediterraneo e dall’avvio, per la prima volta, di un modello di calcolo per la valutazione dei servizi ecosistemici generati dalle praterie marine.
Ad aprire i lavori sono stati il Direttore dell’Area Marina Protetta, Yuri Donno, che ha presieduto i lavori e la Fondazione MEDSEA, con i saluti durante la giornata, della sindaca di Santa Teresa Gallura, Nadia Matta. Donno ha sottolineato l’impegno di un’AMP giovane, ma determinata nel proteggere una prateria minacciata da pressioni evidenti, prima fra tutte la nautica da diporto.
“Proteggere la Posidonia significa proteggere la nostra identità costiera e il nostro futuro economico. Abbiamo iniziato alleggerendo le pressioni con un campo di eco-boe e azioni di ripristino passivo. Con ARTEMIS stiamo aprendo un canale concreto tra pubblico e privato per la presa in cura di un patrimonio naturale unico e straordinario”, ha dichiarato Yuri Donno.
Per la Fondazione MEDSEA, ARTEMIS rappresenta un passaggio decisivo nel collegare ricerca scientifica, azione concreta e innovazione finanziaria: “Stiamo lavorando per dimostrare che il ripristino è tecnicamente possibile, misurabile e scalabile. Ma soprattutto stiamo costruendo le basi per integrare la tutela delle praterie nei modelli economici e decisionali, trasformando la conservazione in una responsabilità condivisa e strutturata nel tempo.”, ha affermato Francesca Frau, responsabile del progetto ARTEMIS per la Fondazione MEDSEA.
ARTEMIS lavora su quattro siti pilota nel Mediterraneo – Minorca, Creta, Sardegna e Monfalcone – con un duplice obiettivo: dimostrare che il ripristino delle praterie funziona e sviluppare strumenti finanziari in grado di sostenere nel tempo la loro conservazione.
In particolare, nel sito pilota AMP Capo Testa Punta Falcone, lo scorso autunno il team MEDSEA ha monitorato il trapianto realizzato la scorsa primavera su 200 m² di fondale (circa 2.000 talee), registrando una sopravvivenza superiore all’80%: un risultato che conferma la tenuta dell’intervento nel tempo e l’efficacia delle tecniche adottate nel sito.
Nel corso del meeting sono stati presentati due studi in corso che costituiscono la baseline per la futura attivazione del mercato dei Blue Credits. Il primo riguarda la quantificazione dei servizi ecosistemici delle praterie, ovvero i benefici che questi ecosistemi forniscono alla società: dalla capacità di sequestrare e stoccare carbonio (carbon sequestration), contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico, alla protezione della biodiversità marina, fino alla stabilizzazione dei fondali e alla riduzione dell’erosione costiera.
Il secondo studio analizza lo stato di salute attuale delle praterie nei siti pilota, elemento essenziale per misurare nel tempo l’efficacia delle azioni di ripristino.
I Blue Credits sono strumenti finanziari innovativi che mirano a valorizzare economicamente questi servizi ecosistemici, facilitando l’investimento di stakeholder pubblici e privati nella conservazione marina. L’ambizione è creare un quadro finanziario credibile e trasparente che consenta di investire nella natura come investimento nel futuro.
Come ha dichiarato Arnaud Terrisse, Project Lead di Plan Bleu e coordinatore del progetto: “L’ambizione di ARTEMIS è dimostrare che il ripristino funziona: possiamo restaurare il danno e poi mettere in campo la gestione giusta per garantire il recupero nel lungo periodo. La Posidonia è una specie a crescita lenta: parliamo di misure di gestione che richiedono 10 o 20 anni. ARTEMIS dà un contributo concreto e, soprattutto, costruisce consapevolezza collettiva su quanto siano preziosi questi ecosistemi.”
Terrisse ha inoltre sottolineato che la conservazione è una responsabilità condivisa: “Con ARTEMIS stiamo unendo per la prima volta la conservazione sul campo e lo sviluppo di strumenti finanziari per facilitare l’investimento nella tutela: investire nella natura significa investire nel nostro futuro.”
Il programma del 3 e 4 marzo ha previsto una sessione di Steering Committee dedicata allo stato di avanzamento del progetto, ai risultati attesi dei Work Package, alla metodologia per lo sviluppo dei Nature Credits e alla discussione sulla fase di trasferimento del modello
Nel pomeriggio del 4 marzo si è inoltre svolto un momento di peer learning guidato da Thomas Kolster, tra le voci più autorevoli a livello internazionale sui temi di marketing responsabile e sostenibilità, che ha lavorato con i partner su comunicazione e posizionamento strategico dei Seagrass Credits in un mercato della sostenibilità sempre più competitivo. L’obiettivo: tradurre il valore ecologico in rilevanza di mercato, senza perdere integrità scientifica.
Con ARTEMIS, la Sardegna si conferma laboratorio mediterraneo per l’innovazione ambientale: dalla protezione attiva e passiva delle praterie, alla sperimentazione di modelli di finanza blu che aprono nuove prospettive di collaborazione pubblico-privato per la tutela degli ecosistemi marini.
*ARTEMIS è un progetto finanziato dal Programma Interreg Euro-MED che contrasta il degrado delle praterie di Posidonia oceanica nel Mediterraneo attraverso azioni di conservazione e ripristino integrate a strumenti tecnici e finanziari innovativi. Attivo in quattro siti pilota – Sardegna, Minorca, Creta e Monfalcone – il progetto dimostra che il ripristino è possibile e misurabile, sviluppando al contempo metodologie per valutare i servizi ecosistemici delle praterie, in particolare sequestro del carbonio e biodiversità. ARTEMIS pone le basi per un quadro credibile di Blue Credits, con l’obiettivo di attrarre investimenti pubblici e privati nella tutela degli ecosistemi marini.
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