“Le scienze del sistema Terra sono state sprecate. Sapevamo tutto e non abbiamo fatto nulla”. Esordisce con una provocazione il climatologo Luca Mercalli, primo ad intervenire nel pomeriggio domenicale di Stazione Radio, intitolato “Amare aperto” e condotto da Maurizio Guagnetti. Durante il live streaming su Facebook i volti degli ospiti sono elencati nella piattaforma della video conferenza, incastonata a sua volta nella stanza spoglia dell’ex sottostazione elettrica di Milano centrale. Molto più di un’emittente, Stazione Radio nasce come spazio comunitario che con i programmi, i corsi, gli eventi e i servizi di promozione turistica gravita intorno ai temi del territorio, della cultura e della sostenibilità. Questa settimana il tema prescelto, la novella in tempo di Covid, è il mare.
La nostra scienza, sempre più dettagliata, per ignoranza o dolo è stata chiusa in un cassetto dalla politica e dall’economia, continua Mercalli. Può il virus imporre una nuova attitudine? “La zanzara tigre ospita quattro tipi di malattie. Se il clima cambia le zanzare si spostano, e le malattie arrivano dove prima non esistevano. A breve mi aspetto nell’oceano la grande isola galleggiante delle mascherine”. L’inquinamento acidifica le infinite masse d’acqua, le riscalda inducendo specie tropicali a popolare mari temperati come il nostro Mediterraneo, aumenta il volume dell’acqua e scioglie i ghiacciai, condannando le città costiere del globo a una fine di secolo fatta di sommersioni.
Mercalli concorda con Daniela Ducato, cavaliere del lavoro e proprietaria di Edizero, azienda sarda da tempo impegnata nell’ideazione e costruzione di materiali sostenibili: esistono molti strumenti messi a disposizione dalle istituzioni, a ogni livello, per la crescita nell’utilizzo dei materiali green. Ma più che una sinfonia sono tanti “stradivari disarticolati”, una contraddizione cacofonica. “È necessaria un’etichettatura che racconti il prodotto e le prassi virtuose che lo hanno generato. Se esistono delle valide alternative i prodotti nocivi devono essere eliminati dal mercato. La plastica non è né buona né cattiva, dipende da come la si utilizza, da come la si smaltisce” afferma il climatologo.
Fra i tanti materiali sostenibili creati da Edizero Ducato racconta le “barriere mangiapetrolio”, nate dalla collaborazione con l’Università di Cagliari. Le barriere sono oleo-assorbitori impiegati nei natanti o nei porti, durante la normale navigazione o in caso di disastrosi versamenti. “È contradditorio- afferma Ducato- che gli oleo-assorbitori solitamente utilizzati siano fatti di poliestere, il materiale che poi diventa microplastica”. Gli oleo-assorbitori di Edizero, composti di fibre animali e vegetali, creano un habitat naturale che i batteri petrofagi vanno a colonizzare. Qui, grazie alle condizioni ideali di umidità e idratazione, possono riprodursi anche per un anno mentre scompongono gli idrocarburi. Nel frattempo il materiale si consuma e consumandosi biodegrada il petrolio. La tecnologia ha favorito la collaborazione fra Edizero e la fondazione MEDSEA, che ha disteso i banner assorbenti lungo le banchine del porticciolo di Marceddì, uno dei luoghi più importanti e rappresentativi del progetto Maristanis, nato per la tutela e lo sviluppo sostenibile delle zone umide dell’oristanese.
“Le zone umide costiere sono gli ecosistemi più importanti che abbiamo per provare a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici. Un ettaro di zone umide è in grado di accumulare centinaia di tonnellate di anidride carbonica” spiega Alessio Satta, ingegnere ambientale e presidente di MEDSEA. “Il Mediterraneo sta piuttosto male. Lo stiamo soffocando, è il mare più inquinato del globo. Come previsto molto tempo fa presto conterrà più plastica che pesci”.
“Non tutto è perduto, qualcuno ha raccolto gli insegnamenti lasciati dalle scienze della terra”, commenta Daniela Faggion, co-conduttrice dello streaming. Dalle acque delle Bahamas intervengono Enrico Tettamanzi e la sua famiglia. La pandemia impedisce loro di sbarcare, e nella barca a vela con cui percorrono le piste del mare hanno dovuto creare una routine, soprattutto per i bambini: “Per loro la vita straordinaria del viaggio continuo diventa la normalità, è così che insegniamo loro l’amore e la conoscenza del mare. Talvolta ci sentiamo responsabili, soprattutto durante le traversate oceaniche, che impongono qualche tensione. Ma già sono una cosa sola con le maree, i venti, gli animali marini”.
Sergio Caramel, uno dei dieci candidati a diventare il miglior velista italiano del 2020, interviene da Padova, dove studia ingegneria. Con un team nato all’università sta costruendo una “bio-barca”. “Se le condizioni dovessero permetterlo vorremmo partecipare alla competizione organizzata sul lago di Garda dalla Foiling Week per le imbarcazioni costruite con materiali riciclabili. Sarà un mot capace di volare sull’acqua”. Rallenta, rispetto, riguardo, riduci e routine sono secondo Caramel le cinque R da applicare alla vita sostenibile in mare. Non poteva mancare il racconto, fra le attività sostenibili indotte dal mare. Alberto Coretti e Floriana Cavallo hanno creato “Sirene Journal”, splendida rivista che racconta qualsiasi tipo di “osmosi” fra uomo e acqua. Naturalmente stampata su carta d’alghe. “Alghe infestanti, non certo la posidonia tanto importante per i nostri mari”, dice Coretti.
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