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“Con questo studio dimostriamo che le gli abitanti di aree ad alto tasso di inquinamento sono più soggette a sviluppare condizioni respiratorie croniche favorevoli agli agenti infettivi. Inoltre, una prolungata esposizione all’inquinamento atmosferico conduce a uno stimolo infiammatorio, perfino nei soggetti giovani e sani. Concludiamo che l’alto livello di inquinamento nel Nord Italia dovrebbe essere considerato un fattore addizionale nell’alto livello di letalità riscontrato in quell’area”.

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“Uno dei più importanti fallimenti di mercato è il danno ambientale conseguente all’impatto che ha l’uomo sulle risorse di proprietà comune e libero accesso. Al fine di aumentare l’efficacia degli strumenti previsti per la tutela della diversità biologica sarà necessaria un’azione decisiva a scala, dalla locale alla globale”. Non potrebbero esistere conclusioni più appropriate per un tempo in cui le deforestazioni espongono l’uomo a virus prima custoditi dall’integrità degli ecosistemi.

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All’ineguaglianza strutturale, la sostanziale stagnazione economica e la crisi ambientale si è aggiunta nelle ultime, drammatiche settimane l’emergenza pandemica scatenata dal Covid-19. L’eterna bolla di sapone dei mercati è scoppiata ancora una volta, lasciando alle istituzioni politiche l’onere di sostenere, e rilanciare, una crisi che molti analisti immaginano ben più radicale e duratura di quella originata nel 2008.

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Nel gennaio del 2014 l’immenso schermo di piazza Tiananmen a Pechino, solitamente utilizzato per diffondere la propaganda di regime a turisti e cittadini, esibiva tramonti infuocati e tersi cieli azzurri puntellati dalle creste dei monti. Il lungo nastro luminoso s’incastonava, incongruo e inquietante, nella densa atmosfera avvelenata, una coltre cinerea capace di divorare le figure di uomini e cose. In quei giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ammoniva il governo cinese con i dati sull’inquinamento, numeri venti volte superiori alla soglia raccomandata.

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Cominciano i lavori di restauro dell’antica costruzione spagnola. Il progetto realizzato dalla Fondazione MEDSEA è stato approvato dal comune di Terralba a seguito dei pareri positivi di tutti gli enti coinvolti nella Conferenza di Servizi. L’immobile, di proprietà del Demanio dello Stato e di competenza della Capitaneria di Porto di Oristano, è stato dato in concessione al comune di Terralba.

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Il seguente saggio è stato scritto da Alice Tunis, studentessa della scuola media “Giovanni Pascoli” di Assemini. Il suo elaborato si è imposto nella categoria letteraria del concorso “L’universo la nostra casa”, organizzato dal comune di Assemini, che ha incaricato la fondazione MEDSEA è di selezionare i vincitori.

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“All’inizio il nostro obiettivo non era solo quello di pulire il mare ma anche di diminuire le emissioni di Co2 piantando degli alberi, molti alberi. Gli alberi con l’ossigeno possono compensare i danni delle fabbriche e delle automobili, quindi il buco nell’ozono si sarebbe richiuso. Poi però abbiamo conosciuto la fondazione MEDSEA e abbiamo fatto una cosa, ma non so cosa esattamente perché di questo se ne sono occupati i nostri genitori.

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“Fratelli e sorelle del vero metal, se apprezzate il mondo in cui vivete, l’aria che respirate, il cibo che mangiate e l’acqua che bevete, supportate la Fondazione MEDSEA andando al concerto di beneficienza dove si suonerà per voi il trionfo dell’acciaio, guerrieri del metal! Donate per salvare gli ecosistemi e il pianeta in cui viviamo. Vero metallo!”.